“U pisci a mari”. Ad Acitrezza il rito secolare.


La pantomima “U pisci a mari” é una tradizione popolare “trezzota” che risale intorno al 1750, anno dell’inaugurazione della statua lignea del Santo Patrono di Acitrezza, San Giovanni Battista, che ricade ogni 24 del mese di Giugno. Quest’anno, dopo due anni di assenza causa Covid, si sono ripresi i festeggiamenti per il santo patrono ed è così ritornato il grande l’evento dal titolo omonimo: “U Pisci a Mari – Edizione 2022”. 

Il Corteo dei Pescatori parte alle ore 17,00 da uno dei due quartieri “Barriera” o “Urnazza” per una sfilata folkloristica-popolare per le strade di Acitrezza, attraversando Via Provinciale e Piazza Giovanni Verga ed è qui in Piazza che alle ore 17,30 arrivano presso lo Scalo di Alaggio. Da questo momento il Corteo dei Pescatori prende la via del mare e lo spettacolo si trasferisce nello specchio d’acqua di fronte ad Acitrezza.

La rappresentazione rievoca l’eterna lotta simbolica tra pescatore e il pesce, dove il pescatore rappresenta il marinaio e il pesce il mare con le sue insidie. Richiamando il contrasto romantico tra uomo e natura. 

Ma come avviene questo rito propiziatorio ? 

Tutto inizia con la calata dei pescatori verso il mare. Sei uomini si avviano ballando (sulle note di musiche tradizionali ritmate, suonate da un corpo bandistico), ostentando calzoni corti stracciati, una maglia rossa e una fascia gialla a tracolla (che rappresentano i colori simboleggianti il Santo Patrono), un cappellaccio di paglia, ed infine cinti sulla vita da un cordone che tra loro li collega. Arrivati sulla Piazza Giovanni Verga, antistante la chiesa madre, invocano San Giovanni Battista per propiziare la pesca. Poi il corteo festoso si dirige verso il molo (nello specchio d’acqua antistante lo Scalo di Alaggio) dove viene atteso da tutto il corteo di paesani, turisti e curiosi. Tra gli attori della pantomima, tre iniziano la cala della barca (che viene addobbata con fiori e nastri rossi e gialli), due prendono posto sul molo in modo da poter seguire le fasi della pesca. Il “rais”, che sta sul molo, é colui che grida e dirige la pesca (urlando tradizionali frasi in dialetto) mentre con fare minaccioso muove una canna di foglie fresche sulla mano destra ed un ombrello sulla sinistra. Si comincia la pesca “do pisci”, nella prima parte rappresentato da un esperto nuotatore che furtivamente si immerge nello specchio di acqua teatro della pantomima, nascondendosi tra le numerose imbarcazioni colme di gente che osserva più da vicino l’avvenimento e urla verso i protagonisti incitandoli. Il “rais”, dall’alto di uno scoglio, avvista l’uomo-pesce e lancia segnali. Così il pesce ( o l’uomo-pesce ) viene preso e levato a bordo ma prontamente riesce a fuggire dalle mani dei pescatori già pronti a tagliarlo a fette. Comincia l’inseguimento e la vera lotta con la preda che viene nuovamente infilzata, ferita e catturata, e con il mare che si tinge del suo sangue rosso. Due pescatori che si trovano sulla barca tengono saldamente l’uomo-pesce per le braccia e le gambe e, mentre minacciano di squartarlo con una grande mannaia, questo si agita ormai conscio del suo destino. Ma dopo essersi dimenato a lungo, riesce a scappare nuovamente gettando nello sconforto i pescatori. Alla fine, con la forza della disperazione i pescatori continuano a vogare, con il “rais” che avvista nuovamente la preda (questa volta é un pesce vero, un tonno o un pescecane immerso precedentemente nelle acque del molo), che finalmente viene catturata ma non affettata, almeno non oggi. Quando i teatranti urlano la bontà delle carni, con la gente che applaude ed il corpo bandistico che suona incessantemente a festa, per il pesce sembra davvero finita. Ma a pochi metri dall’approdo fugge definitivamente, scomparendo tra i flutti. Così si conclude il rituale ad Acitrezza, nel comune di Acicastello ( CT ) che ancor oggi assume dei valori artistici, culturali e folkloristici encomiabili, simbolo della continua lotta dell’uomo per sopravvivere alle povere condizioni di vita in cui il vecchio popolo imperversava.

Danilo De Luca

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