Valorizzare i ricordi e le proprie radici attraverso il dialetto: le origini in Sicilia


“La lingua italiana era una lingua seconda, da insegnare come tale, a partire dalla prima, cioè dal dialetto”. Così si era espresso Tullio De Mauro, noto linguista scomparso nel 2017, sul dialetto: i suoi studi sul linguaggio lo hanno condotto ad affermare che gli italiani principalmente parlano in dialetto piuttosto che in italiano, ed è proprio dal dialetto che poi s’impara l’italiano. Se questa è stata una teoria da lui espressa prima della sua morte, ancora oggi quest’affermazione mantiene indiscutibilmente la sua importanza. 

Parlare in dialetto, è un’usanza ormai quotidiana a tutti, un modo che possa ricordare le origini e l’appartenenza ad un determinato luogo, ad un periodo preciso e aiuta corpo ed anima adidentificarsi nel tempo e nello spazio. Per ricordare il dialetto è stata pure istituita una giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali che ricorre ogni 17 gennaio. Questa giornata è stata istituita dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (UNPLI) nel 2013, proprio per valorizzare sia la lingua italiana sia tutte le sfaccettature che presenta attraverso le lingue locali e il dialetto, proposto come patrimonio culturale immateriale che non dovrebbe essere mai dimenticato.

In particolare, il dialetto siciliano deriva dal latino medioevale, detto anche basso latino fino ad arrivare all’illustre poeta Dante Alighieri che, attraverso la sua testimonianza, confermò l’importanza della poetica siciliana (Scuola Siciliana) a cui appartennero noti poeti che scrivevano in lingua volgare italiana. Palermo divenne il polo di riferimento della scuola siciliana che, successivamente, si espanse anche al nord Italia e in Toscana, dove nacque la corrente dei poeti siculo-toscani. Fu un colpo basso per il dialetto: la nuova corrente permise l’avvio di altre scuole come quella del “Dolce Stil Novo” e l’affermazione della lingua italiana come lingua del popolo, lasciando il dialetto siciliano come dialetto regionale.

Oggi il dialetto è parlato da milioni e milioni di siciliani come linguaggio quotidiano da usare in famiglia o con persone con stretta relazione. Si può preservare il dialetto, diventa un dovere: anche la proposta letteraria è molto ricca e anche viva, specialmente nell’abito della poesia. Questo fa pensare ancora ad una profonda importanza della lingua, che non fa dimenticare le proprie radici e il proprio patrimonio.

Giulia Manciagli

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