ABOLIRE L’IRAP SI PUÒ: ECCO COME!


L’ Imposta Regionale sulle Attività Produttive è il tanto contestato tributo che incide sulla produttività delle imprese ( società ed enti commerciali) il cui scopo è la commercialità. Qualcuno ha utilizzato il suo acronimo per definirla “Imposta Rapina”, per via del pesante carico a cui sono soggette le imprese produttive. Basti pensare che l’Irap va versata al fisco anche se si registrano perdite di esercizio, con tutte le gravose conseguenze che comporta.

È stata istituita nel 1998 dal governo Prodi, rimpiazzando le altre imposte regionali Ilor, Iciap, Tosap, etc. La cosa sorprendente è che il 90% di gettito è conferito alle regioni al fine di sovvenzionare il “Fondo Sanitario Nazionale”.

Ovviamente la questione non è stata esente da polemiche, ritenendo assurdo gravare le imprese di tale onere. Inoltre si è parecchio discusso sulla costituzionalità dell’Irap, sia nel nostro ordinamento che in quello comunitario, in quanto è stata riscontrata una sorta di analogia con l’IVA, violando il divieto di istituire imposte della stessa fattispecie. Nonostante ciò, la Corte di giustizia dell’UE ha dichiarato la “compatibilità” dell’imposta col diritto comunitario. Anche le nostre Corti di cassazione hanno ricevuto parecchi ricorsi per altre questioni, attinenti per lo più alla contestazione dei lavoratori autonomi “privi di autonoma organizzazione” al pagamento del tributo. Alcuni sono ancora pendenti, altri respinti.

Ma allora come si potrebbe fare per liberare le imprese dall’incubo dell’IRAP?

Beh, una proposta interessante ed, a mio avviso, intelligente, è stata quella del giovane economista Eugenio Benetazzo. In pratica suggerirebbe di sostituire l’Irap con una nuova tassa : la “Healt Tax”, già presente in alcuni stati dell’area scandinava.

In buona sostanza la la Healt Tax inciderebbe sugli stili di vita che in qualche modo graverebbero  nel  prossimo futuro sulla spesa sanitaria,come, ad esempio, il consumo eccessivo di  junk food o delle bevande alcoliche o gassate. In effetti alla lunga tali abusi condurrebbero  inevitabilmente a malattie , disfunzioni, obesità. Dunque tassare gli eccessi e rieducare il cittadino ad uno stile di vita sano, partendo dal medico di base, incentivandolo, attraverso un sistema premiante( come già avviene in Gran Bretagna), nel seguire i suoi assistiti in un percorso rieducativo alimentare e salutistico , condurrebbe ad una minore incidenza della spesa sanitaria, il cui costo sarebbe a carico di chi teoricamente  lo genera.

Valeria Barbagallo

 

VUOI INVESTIRE SENZA TASSE? CHIEDI I PIR!  


 

Introdotti dalla legge di stabilità finanziaria i piani individuali di risparmio, rappresentano una novità parziale, in quanto già sperimentati , con successo, in altri paesi. Gli investimenti su questi strumenti potrebbero garantire sia benefici fiscali, sia di rendimento per i risparmiatori. Per le piccole e medie  imprese, su cui puntano i PIR, d’altro canto rappresentano  un’alternativa all’indebitamento, soprattutto considerata la difficoltà di accesso al credito bancario. Ma vediamoci più chiaro. Si tratta, anzitutto, di strumenti  destinati a persone fisiche, lasciando fuori imprese e persone giuridiche. Possiamo definirli come un “contenitore fiscale” in cui è possibile, rispettando alcuni vincoli, collocarci dentro qualsiasi strumento finanziario (obbligazioni, azioni, liquidità, depositi in c/c). Per il 70% l’investimento è vincolato sul Sistema Italia, il restante 30% è libero. La caratteristica più importante è che il 21% del portafoglio complessivo punta su azioni e obbligazioni di imprese del nostro Paese o dell’UE, con sede legale in Italia.

Naturalmente l’agevolazione fiscale  a cui si accede, prevede  un vincolo di detenzione dei PIR per 5 anni con l’obiettivo di garantire alle imprese destinatarie introiti nel breve periodo. I limiti delle somme collocabili nei piani, fissati nel minimo a € 500 e nel massimo a € 30mila euro l’anno, per un totale di €150.000 nel quinquennio, rendono questo strumento ad ampio bacino di utenza.

L’argomento ritenuto convincente dal Governo è quello dell’ esenzione fiscale per i rendimenti, i cosiddetti capital gain, nonché l’esenzione dalla imposta di successione e dalla imposta sulla  donazione tra viventi . Per rimanere in tema di esenzioni anche questo provvedimento non è stato esente da critiche.  L’investitore è esente dal pagamento del 26% di imposta che ovviamente va calcolato non sul capitale investito ma sui rendimenti.  Se ipotizziamo un rendimento del 5%,  l’imposta corrisponde all’1,3%. Considerato che i piani hanno comunque dei costi di gestione, la convenienza effettiva si potrebbe ridursi anche allo 0,5%. Vietato fare il “fai da te”! I PIR  pur denotando una natura popolare e democratica, nascondono dei rischi impliciti , tipici degli strumenti  finanziari che potrebbero rivelarsi dannosi a chi è poco avvezzo ai meccanismi finanziari e sceglie un investimento unicamente in funzione dell’esenzione fiscale. Unico suggerimento è quello di affidarsi al consulente finanziario!

Valeria Barbagallo

 

MA CONVIENE AVVIARE UNA START UP?


Il mercato del lavoro , si sa, è in forte contrazione per i giovani. Ma noi siamo italiani, nel nostro dna c’è la creatività, l’ingegno, l’arte, pertanto quando non c’è lavoro, sapete cosa     facciamo? Creiamo! E’ così che i nostri giovani, per inventarsi un lavoro hanno iniziato ad inventare ed a creare nuove soluzioni a tutti i problemi del mercato “consumeristico”,  soprattutto nel mondo digitale e della tecnologia! Essere geni, avere una soluzione ad un    problema, non vuol dire,però, essere imprenditori.

Oggi si sente parlare molto di start up innovative. Ma cosa sono? Sono delle imprese a tutti gli effetti, infatti si possono costituire sotto le forme societarie di s.p.a., s.r.l., s.a.p.a, soc. coop., pensate per incentivare l’imprenditoria giovanile, una sorta di alternativa per sopperire al buco nero del mercato del lavoro, facendo sì che i giovani facciano affidamento sulle proprie capacità intellettive  con idee, innovazione e creazione! Sebbene da un lato le start up possano apparire allettanti per via delle agevolazioni fiscali (infatti vengono esonerate dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e di quelli  camerali annuali, inoltre non occorre il notaio), dall’altro canto risulta davvero complicato per un giovane laureato investire un capitale che magari non possiede o ancor peggio fare ricorso ai finanziamenti bancari. Difficilmente, infatti, le banche saranno disposte ad aiutare giovani talenti, seppure con un buon progetto, senza che questi assicurino garanzie reali, ovvero su beni ed immobili.

Per non parlare di  altri problemi che spesso deludono e avviliscono. Uno di certo è quello di dover fare i conti con un business model ben strutturato. Perché un’idea seppure utile ed originale , senza un piano ed una strategia di marketing , non può generare grossi ricavi. Altro problema è quello di dover proteggere la propria idea. Sebbene esistano leggi a tutela della proprietà intellettuale, spesso l’esperienza ci ha dimostrato che grandi colossi, come le  multinazionali, sono riuscite a raggirare l’ostacolo “rubando” letteralmente le invenzioni di giovani mal consigliati o che hanno agito senza le giuste cautele. Difatti non è con un  “disclaimer” ,ossia il modulo di dichiarazione di esclusione di responsabilità, o con il semplice brevetto (seppur necessario per  avviare una start up) che ci si tutela dal rischio di vedersi circuire l’idea.  Ricordiamoci inoltre che c’è una forte discrasia tra l’innovazione che viaggia ad alta velocità ed il nostro sistema burocratico, lento e cavilloso. Motivo per cui alcuni sartupper intuitivi, hanno lanciato le proprie invenzioni  in mercati stranieri e qualcuno  con grande successo!

Se dunque si ha una brillante idea ed innovativa e si pensa di volerla sfruttare per farne business, si deve puntare a creare un brand  ed individuare i reali potenziali clienti, evitando di far circolare troppo la propria “ricetta innovativa” e di buttarsi tra le braccia di avvocati incompetenti in materia di proprietà intellettuale. Competenze, brand, ricerca e segretezza sono stati gli ingredienti  di quello che oggi  possiamo definire un grande colosso : la Apple!

Valeria Barbagallo

CONSULENTI FINANZIARI NEL MIRINO : IL 3 GENNAIO 2018 ARRIVA LA MIFID II.


Il 2018 partirà con importanti novità sul fronte degli investimenti con l’entrata in vigore, il 3 gennaio , della Mifid II (Markets in  Financial Instruments Directive). Se già nel 2007 era stata recepita la direttiva europea 2004/39/CE, ossia la Mifid I,  mediante la quale venivano garantiti trasparenza, appropriatezza ed adeguatezza degli investimenti a tutti clienti  profilati e “targetizzati”  per categorie, dal prossimo anno le regole saranno più stringenti per tutti gli attori del mercato finanziario, dagli emittenti dei prodotti d’investimenti , ai distributori ,che avranno la responsabilità ed  il compito di monitorare il ciclo di vita dei prodotti,  ai consulenti finanziari che rappresentano l’interfaccia immediata con i clienti  fruitori/acquirenti dei prodotti collocati.

Proprio per  i consulenti finanziari ci saranno delle novità! In pratica gli  intermediari finanziari, ossia le banche, le società di gestione del risparmio, le società di investimento mobiliare, etc.. potranno decidere se i propri consulenti lavoreranno  su “base indipendente” ossia “a parcella” direttamente pagata dal cliente esibendo l’informativa ed  il dettaglio dei costi sull’investimento propostogli, o su base “non indipendente”, ossia remunerato dal datore di lavoro. L’ orientamento delle maggiori case d’investimento sembrerebbe , al momento, optare per quest’ultima soluzione., anche per evitare conflitti di interesse tra clienti ed operatori.  Non ci sarà per il consulente la possibilità di operare con entrambi i regimi!

Altra novità in capo ai consulenti finanziari saranno i requisiti per poter svolgere la professione. Difatti il primo requisito è una laurea triennale o un diploma quinquennale integrato con abilitazioni specifiche, puntualmente riportati dall’art. 25, paragrafo 1 della Mifid 2 e nei punti 17 e 18 degli orientamenti Esma, inoltre è necessario essere iscritto all’Albo dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, tenuto dall’ OCF ed, infine,  un periodo di 12 mesi di esperienza lavorativa nel settore. Appare evidente che la normativa sia tutta a vantaggio della parte contrattualmente più debole,il cliente,  spronandolo altresì ad una sempre più necessaria “educazione finanziaria”.

Insomma, tra robo-advisor , Mifid 2, inflazione  e mercati finanziari che ultimamente registrano un calo dei rendimenti, il futuro per i consulenti finanziari  sembra  costellato di sfide, anche se ritengo che chi                         ha sempre operato bene , con “etica professionale”  e col sistema del “portfolio selection”  potrà confidare nella fidelizzazione della propria clientela.

 

Valeria Barbagallo

I bambini possono assistere agli atti osceni in luogo pubblico! Nessuna punizione se…


 

Il 15 gennaio 2016 rappresenta una data spartiacque con riferimento alla rilevanza giuridica degli atti osceni in luogo pubblico. Il D. Lgs. N. 8, approvato in questa data, infatti, depenalizza il reato sostituendo la reclusione da mesi 3 a tre anni con il pagamento di una semplice sanzione amministrativa che ammonta al massimo fino a 5000 euro. Rileva penalmente, invece, il medesimo comportamento se commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi frequentati da minori e se da ciò derivi pericolo che essi assistano.

Sono necessarie alcune considerazioni. Anzitutto bisogna osservare come il bene tutelato da questa norma sia quello della morale pubblica e del buon costume. Valori che tendono ad evolversi con i mutamenti sociali e di costume. E’ innegabile, che il concetto di moralità e buon costume abbia subìto un’ evoluzione tale da non ritenersi indispensabile la reclusione per i comportamenti previsti.

Anzi, la precisazione che la reclusione rimanga  prevista per il caso in cui gli atti osceni siano commessi in luoghi abitualmente frequentati da minori e col pericolo, pertanto, che i medesimi vi assistano, sembra confermare questo ragionamento.

Per inciso, questa definizione dei luoghi abitualmente frequentati dai minori ha ricevuto critiche sulla reale efficacia, in quanto rischia di graziare gli autori di atti osceni compiuti in luoghi non abitualmente da loro frequentati, anche se malauguratamente in loro presenza.

Da un punto di vista pratico bisogna osservare che,del resto, anche la disciplina precedente  prevedeva sì la reclusione, ma fino a tre anni. Ora è un dato normativo e di fatto che una tale previsione non apre le porte del carcere bensì  porta a misure alternative alla detenzione, quali, ad esempio, l’affidamento ai servizi sociali.

Se da un lato si è stati propensi ad alleggerire la macchina burocratica legata ai processi penali,ovvero alla celebrazione di un processo penale in tre gradi di giudizio, dall’altro ,casi come quelli di minori che assistono a scene di intimità e di libidine, sol perché transitano loro malgrado in un luogo frequentato abitualmente da adulti, non trovano la giusta e severa  punizione, senza considerare i danni psicologici che  potrebbero scaturire nel tempo.

Un ulteriore considerazione è che questa norma è inserita in una complessiva opera di depenalizzazione che comprende , tra l’ altro, i comportamenti di “rifiuto di prestare opera in caso di tumulto”, “rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive”.

Trattandosi di fattispecie per le quali è difficile intravedere un’evoluzione morale, il legislatore probabilmente ha trascurato di tener conto dei singoli casi e dei modelli educativi , a scapito di chi poi, pur avendo subìto una violenza psicologica, trova barriere nel cosiddetto “senso letterale del testo normativo”!

Valeria Barbagallo

 

Al via i lavori per la demolizione dell’”ecomostro” della Timpa


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Dopo anni di attesa giorno 2 dicembre sono iniziati i lavori per la demolizione di quello che è stato denominato l’“ecomostro” della Timpa. Il paesaggio di Santa Maria la Scala per ben 40 anni è stato oscurato da una struttura in cemento armato costruita proprio nel costone lavico della bellissima riserva naturale la “Timpa di Acireale” ad una pendenza dell’89%. Quello scheletro di cemento armato, che dal 1975 si vede ancora oggi affacciato sul mare, doveva essere un albergo di lusso di sei piani, l’Hotel Santa Maria la Scala.

La struttura da demolire non rispetta i vincoli dovuti all’ambiente in cui è stata costruita, inoltre l’area oggi ricade in zona sismica 2 e non sarebbe nemmeno pensabile un riadeguamento della stessa alla normativa antisismica vigente, visti anche i problemi strutturali e il rischio elevato di erosione della costa.

Il costo della demolizione sarà di 155 mila euro suddiviso tra il Comune di Acireale e l’Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità.

Tra circa 90 giorni la Timpa di Santa Maria la Scala dovrebbe essere liberata definitivamente da quell’orrore.

Questo è un fenomeno importante per Acireale, per Catania ma deve essere da esempio per tutta la Sicilia. Abbiamo fin troppe opere incompiute e lasciate a marcire in luoghi più o meno belli. L’ecomostro è un oltraggio alla bellezza della riserva naturale della Timpa ed un’offesa ai siciliani che amano la propria terra e la rispettano. In Sicilia ci sono tantissime opere abbandonate o incompiute e l’unica soluzione che può ridare la luce a quelle aree è la rivalutazione delle strutture e se questo non fosse possibile la loro eliminazione.

L’uomo a volte ce la mette tutta per imbruttire ciò che è bello. In un momento economicamente critico come questo l’Italia ha il dovere di valorizzare al massimo il suo patrimonio naturale, storico e architettonico.

Laura Ciancio

Nuovo Decreto fiscale 2017: tra rottamazione cartelle esattoriali e nuovi investimenti



Dopo il via libera della Commissione Bilancio della Camera alla manovra fiscale per il 2017, il ddl fiscale è passato sotto la scure del voto di fiducia con 162 voti favorevoli, 86 voti contrari e un astenuto.

Prende via, dunque, la rottamazione definitive delle cartelle esattoriali, attraverso una definizione agevolata di quelle affidate agli agenti della riscossione fra il 2000 e il 2016, con pagamento intero della tassa e sconti su interessi di mora e sanzioni, nonché la possibilità di rateizzazione in cinque rate da pagare tra il 2017 e il 2018. Viene confermata la soppressione di Equitalia da luglio 2017 con passaggio del testimone all’Agenzia delle Entrate.

Novità toccano anche il settore Iva: gli adempimenti collegati a Spesometro e comunicazione liquidazioni periodiche diventano trimestrali. Vengono al contempo introdotti due crediti d’imposta, uno del valore di 100 euro per l’aggiornamento tecnologico e un altro del valore di 50 euro, utilizzabile una sola volta, per la fatturazione elettronica.

Passi avanti anche per gli studi di settore che dal 2017 , in attesa di un decreto attuativo, dovrebbero essere sostituiti con indici sintetici di affidabilità fiscale ed assurgere alla funzione di indicatori di compliance fiscale.

Riaperti anche i termini (31 luglio 2017) per aderire all’emersione di capitali, con sconti sulle sanzioni e un condono penale per i reati di evasione.

Interventi toccano anche il Fondo di Garanzia PMI, il fondo occupazione, nonché vengono previsti investimenti per la rete ferroviaria, l’accoglienza dei migranti e la tax credit per il cinema. Vengono altresi estesi i termini per la dichiarazione integrativa, eliminate le tasse per le spese di viaggio dei piccoli imprenditori, viene previsto il rinnovo automatico della cedolare secca, nonché agevolazioni per l’accesso al credito imprese agricole.

Eliminate, al contrario, le misure che prevedevano l’estensione agli incapienti dei bonus energetici e antisismici per i condomini, nonché la norma che consentiva di pagare un’imposta forfettaria del 27% ai contribuenti in regime dei minimi che sforano il tetto di reddito, entro determinati limiti.

Angela Scalisi