“parola all’esperto”


RUBRICA a cura di Valeria Barbagallo

Questa rubrica curata dalla dott.ssa Valeria Barbagallo, offre ai nostri lettori l’opportunità di approfondire tematiche di pubblico interesse, secondo il parere del professionista esperto nella propria materia, consultato di volta in volta.

Le tematiche abbracciano tutti i settori che ruotano attorno alla vita sociale delle persone a seconda dei vari ruoli ricoperti all’occorrenza: cittadini, lavoratori, genitori, contribuenti, pensionati,pazienti, clienti, risparmiatori, studenti, etc.

Obiettivo principale è quello di fornire un servizio di informazione approfondito e utile.

Sarà  sempre gradita la collaborazione dei professionisti che vogliono dare un contributo a questa rubrica, offrendo un servizio di informazione specifica sulle materie di propria competenza.

Per contattarci scrivete a: redazione.acicastelloinforma@gmail.com.

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IL VIAGRA DELL’ITALIA: LA “FLAT TAX”. IMPENNATA RAPIDA DELL’ECONOMIA!  



Chi ha inventato il viagra ha pensato di curare diversi aspetti della stesso fenomeno: prestazione fisica e recupero psicologico. Certo, non è prescrivibile a tutti, ma per chi può, gli effetti sono immediati ed efficaci!
Il nostro sistema economico in questo momento politico di pressione fiscale e prelievo coatto è ai minimi termini e ciò di cui ha bisogno è proprio un rimedio (come il viagra) rapido,  efficace ma anche efficiente.
La Flat Tax, ovvero la tassazione piatta o forfettaria, in pratica una tassazione ad aliquota unica, è la proposta della lega Nord di Salvini (aliquota al 15% ) e di Forza Italia di Berlusconi (aliquota al 20% o poco più), per una ripresa economica accelerata ed una stabilizzazione del prelievo fiscale.
“Pagare tutti e pagare meno” è lo slogan con cui si inneggia alla Flat Tax. Ma in cosa consistono le proposte dei Leader?
Prima però è doveroso fare qualche cenno storico. Fu ideata dall’ economista statunitense Milton Friedeman nel 1956, per poi essere ripresa e divulgata da altri economisti tra cui gli statunitensi della Stanford University: Robert Hall e Alvin Rabushka. Ovviamente nel corso del tempo e nelle elaborazioni successive la flat tax è stata modellata in base alle esigenze del momento storico- politico e dei Paesi in cui è stata adottata. Attualmente si contano circa 38  paesi nel mondo che hanno recepito, con successo, il sistema della Flat Tax.
In Italia ultimamente l’economista Alvin Rabushka ha fatto molta propaganda del sistema Flat Tax, recepita in particolar modo dalla lega Nord di Salvini. C’è da ricordare inoltre che già Berlusconi nel lontano 1994 aveva proposto il sistema della Flat tax, con un’aliquota unica pari al 33% . Ma i tempi non erano maturi per far accettare un sistema fiscale così diverso, più all’opposizione che agli italiani. Ora si è ritornati a cavalcare l’onda della tassazione unica per uscire dal momento di stagflazione o ancor peggio di recessione e rilanciare il sistema micro e macro- economico basato sul gioco domanda ed offerta, ovvero imprese, lavoro, consumi con relativo aumento del PIL.
Ricordiamo inoltre altri nomi del panorama politico, come Enrico Zanetti (Scelta Civica ) che ha ha proposto una flat tax al 27% per le fasce di reddito da 15.000 a 75.000 .
Il vero nodo della questione però rimane uno. Come si può conciliare la Flat Tax, che è proporzionale, con il nostro sistema tributario improntato al principio cardine della progressività?
L’articolo 53 della nostra Costituzione parla chiaro: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. IL sistema tributario è informato ai criteri di progressività”. Dunque, tutti devono pagare in base a quanto guadagnano e la determinazione del tributo è basata sulla progressività degli scaglioni di reddito. I Padri Costituenti, per quanto nel lontano 1946 non potessero prevedere le sorti dell’Italia e neppure gli effetti devastanti della moneta unica, si erano ispirati al principio fondamentale del Welfare State: chi guadagna di più deve contribuire alla spesa pubblica in modo più che proporzionale rispetto a chi ha un reddito medio, preservando le sorti delle fasce più deboli.  
Logicamente per ovviare all’inconveniente dell’incostituzionalità della Flat Tax, sono in atto diverse opzioni.
La proposta Salviniana è quella di una aliquota unica con una sottostante deducibilità fiscale per aiutare le famiglie numerose. I nuclei familiari che guadagnano da euro 35.000 a 50.000 lorde annue possono sgravare dalla base imponibile 3.000 euro per ciascun familiare a carico. Inoltre i meno abbienti rientrerebbero nella “No Tax area”.
Anche la proposta di Berlusconi fa gioco forza sulla progressività relegando nella “No Tax area” i redditi fino a 13.000 euro ed i pensionati. Chi ha un reddito oltre questa soglia si applica il criterio della progressività, fermo restando che il differenziale tra i 13.000 euro ed i redditi successivi verrebbero tassati con aliquota unica. A titolo d’esempio chi guadagna 16.000 verrà tassato per i 3.000 euro  di differenza.
Ecco che così possono essere rispettati i parametri costituzionali di progressività.
L’opinione pubblica però incalza sul sospetto di come faranno poi a pareggiare i conti dello Stato.
In effetti una manovra economica di questa portata, se per un verso alleggerisce il peso fiscale ai contribuenti, dall’altro crea buchi economici di circa 14 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Per i due leader il problema è già risolto. Per Salvini basterà tagliare i finanziamenti al Jobs act ed il contributo netto alla UE (pur non proclamandosi anti- europeista, anzi tutt’altro); Per Berlusconi il recupero potrà avvenire attraverso un restyling del sistema bancario. Dal bail-in, che ha acuito le fragilità delle nostre banche, alla pessima gestione del Governo, Berlusconi vuole tracciare le linee di ripresa, proponendo,ad esempio, l’acquisto dei crediti deteriorati da parte dei Fondi pensione e della Cassa di previdenza degli Ordini, data la loro vantaggiosità ad oggi regalati all’estero. Un altro strumento sarebbe quello dei PIR i “piani individuali di risparmio”, un grosso “contenitore  fiscale” in cui far confluire obbligazioni , azioni, liquidità, tutto targato made in Italy.
Noi staremo qui a vigilare su cosa accadrà.
Dunque, secondo voi, sarà opportuno prendere questo viagra?
 
Valeria Barbagallo
 
 
 
 
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A CATANIA I PROFESSIONISTI SONO IN “MOTUS”


Professionalità, talento, passione sono le peculiarità di “MOTUS”. Gino Paoli cantava “eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo”, ed è sulla falsa riga di queste note che, metaforicamente, ha avuto origine l’idea di “MOTUS”. Ma cos’è? È un’ Associazione culturale, interprofessionale, che ha come “mission” un progetto sociale ambiziosissimo. Tra gli obiettivi, spicca quello di trasformare  le esigenze e le carenze sociali, strutturali, lavorative,  in nuove proposte, progetti e modelli di servizi, attraverso analisi, ricerca, studio, formazione e confronto sulle problematiche contingenti.  Un network interprofessionale, dunque,  di know now, competenze ed innovazione in grado di porsi come ceto professionale e sociale intermedio tra la cittadinanza e le classi dirigenti, la Magistratura e la Politica ( senza schieramenti e da essa indipendente),prescindendo “divisioni umane ed intellettuali”,  per orientare l’evolversi dei mutamenti sociali verso direzioni mirate, produttive  ed all’avanguardia.  Il bello di MOTUS è che abbraccia fattivamente tanti settori: giurisprudenza, medicina, economia, imprese, finanza, territorio, cultura, arte, spettacolo, giornalismo.

Uno scenario ampio di opportunità di crescita e di sviluppo grazie all’impegno, gratuito, di professionisti, “volti noti” nei propri settori. Il motto che li contraddistingue è : “col talento si vince la partita , ma è con il gioco di squadra che si vincono i campionati”. Non a caso infatti, il nome scelto, MOTUS, evoca la dinamicità, il movimento delle idee e la realizzazione delle stesse mediante il lavoro di gruppo.

Un aneddoto ruota attorno alla figura apicale di MOTUS . In effetti , per quanto contrari agli stereotipi associativi piramidali, per i professionisti è stato fondamentale indicare una figura verticistica, per il coordinamento  e l’organizzazione del gruppo. Sembrerebbe spiccare il nome dell’avvocato Orazio Torrisi, consigliere dell’Ordine degli Avvocati e già presidente di “Ad Maiora formazione per Avvocati”, sia per la sua conclamata  esperienza sia per le sue  capacità mediatiche e motivazionali. Inoltre, a dirla tutta, è proprio lui la “mente” del progetto MOTUS, assieme ad altri “quattro amici”. Per saperne di più sui professionisti basta curiosare  sulla pagina di facebook.  il “debutto ufficiale” di “MOTUS, idee in movimento” è previsto per ottobre. Un appuntamento a cui non si potrà  assolutamente mancare, anche perché sarà aperto a tutti.

Su questo ed altro vi terremo aggiornati!

Valeria Barbagallo

 

ABOLIRE L’IRAP SI PUÒ: ECCO COME!


L’ Imposta Regionale sulle Attività Produttive è il tanto contestato tributo che incide sulla produttività delle imprese ( società ed enti commerciali) il cui scopo è la commercialità. Qualcuno ha utilizzato il suo acronimo per definirla “Imposta Rapina”, per via del pesante carico a cui sono soggette le imprese produttive. Basti pensare che l’Irap va versata al fisco anche se si registrano perdite di esercizio, con tutte le gravose conseguenze che comporta.

È stata istituita nel 1998 dal governo Prodi, rimpiazzando le altre imposte regionali Ilor, Iciap, Tosap, etc. La cosa sorprendente è che il 90% di gettito è conferito alle regioni al fine di sovvenzionare il “Fondo Sanitario Nazionale”.

Ovviamente la questione non è stata esente da polemiche, ritenendo assurdo gravare le imprese di tale onere. Inoltre si è parecchio discusso sulla costituzionalità dell’Irap, sia nel nostro ordinamento che in quello comunitario, in quanto è stata riscontrata una sorta di analogia con l’IVA, violando il divieto di istituire imposte della stessa fattispecie. Nonostante ciò, la Corte di giustizia dell’UE ha dichiarato la “compatibilità” dell’imposta col diritto comunitario. Anche le nostre Corti di cassazione hanno ricevuto parecchi ricorsi per altre questioni, attinenti per lo più alla contestazione dei lavoratori autonomi “privi di autonoma organizzazione” al pagamento del tributo. Alcuni sono ancora pendenti, altri respinti.

Ma allora come si potrebbe fare per liberare le imprese dall’incubo dell’IRAP?

Beh, una proposta interessante ed, a mio avviso, intelligente, è stata quella del giovane economista Eugenio Benetazzo. In pratica suggerirebbe di sostituire l’Irap con una nuova tassa : la “Healt Tax”, già presente in alcuni stati dell’area scandinava.

In buona sostanza la la Healt Tax inciderebbe sugli stili di vita che in qualche modo graverebbero  nel  prossimo futuro sulla spesa sanitaria,come, ad esempio, il consumo eccessivo di  junk food o delle bevande alcoliche o gassate. In effetti alla lunga tali abusi condurrebbero  inevitabilmente a malattie , disfunzioni, obesità. Dunque tassare gli eccessi e rieducare il cittadino ad uno stile di vita sano, partendo dal medico di base, incentivandolo, attraverso un sistema premiante( come già avviene in Gran Bretagna), nel seguire i suoi assistiti in un percorso rieducativo alimentare e salutistico , condurrebbe ad una minore incidenza della spesa sanitaria, il cui costo sarebbe a carico di chi teoricamente  lo genera.

Valeria Barbagallo

 

VUOI INVESTIRE SENZA TASSE? CHIEDI I PIR!  


 

Introdotti dalla legge di stabilità finanziaria i piani individuali di risparmio, rappresentano una novità parziale, in quanto già sperimentati , con successo, in altri paesi. Gli investimenti su questi strumenti potrebbero garantire sia benefici fiscali, sia di rendimento per i risparmiatori. Per le piccole e medie  imprese, su cui puntano i PIR, d’altro canto rappresentano  un’alternativa all’indebitamento, soprattutto considerata la difficoltà di accesso al credito bancario. Ma vediamoci più chiaro. Si tratta, anzitutto, di strumenti  destinati a persone fisiche, lasciando fuori imprese e persone giuridiche. Possiamo definirli come un “contenitore fiscale” in cui è possibile, rispettando alcuni vincoli, collocarci dentro qualsiasi strumento finanziario (obbligazioni, azioni, liquidità, depositi in c/c). Per il 70% l’investimento è vincolato sul Sistema Italia, il restante 30% è libero. La caratteristica più importante è che il 21% del portafoglio complessivo punta su azioni e obbligazioni di imprese del nostro Paese o dell’UE, con sede legale in Italia.

Naturalmente l’agevolazione fiscale  a cui si accede, prevede  un vincolo di detenzione dei PIR per 5 anni con l’obiettivo di garantire alle imprese destinatarie introiti nel breve periodo. I limiti delle somme collocabili nei piani, fissati nel minimo a € 500 e nel massimo a € 30mila euro l’anno, per un totale di €150.000 nel quinquennio, rendono questo strumento ad ampio bacino di utenza.

L’argomento ritenuto convincente dal Governo è quello dell’ esenzione fiscale per i rendimenti, i cosiddetti capital gain, nonché l’esenzione dalla imposta di successione e dalla imposta sulla  donazione tra viventi . Per rimanere in tema di esenzioni anche questo provvedimento non è stato esente da critiche.  L’investitore è esente dal pagamento del 26% di imposta che ovviamente va calcolato non sul capitale investito ma sui rendimenti.  Se ipotizziamo un rendimento del 5%,  l’imposta corrisponde all’1,3%. Considerato che i piani hanno comunque dei costi di gestione, la convenienza effettiva si potrebbe ridursi anche allo 0,5%. Vietato fare il “fai da te”! I PIR  pur denotando una natura popolare e democratica, nascondono dei rischi impliciti , tipici degli strumenti  finanziari che potrebbero rivelarsi dannosi a chi è poco avvezzo ai meccanismi finanziari e sceglie un investimento unicamente in funzione dell’esenzione fiscale. Unico suggerimento è quello di affidarsi al consulente finanziario!

Valeria Barbagallo

 

MA CONVIENE AVVIARE UNA START UP?


Il mercato del lavoro , si sa, è in forte contrazione per i giovani. Ma noi siamo italiani, nel nostro dna c’è la creatività, l’ingegno, l’arte, pertanto quando non c’è lavoro, sapete cosa     facciamo? Creiamo! E’ così che i nostri giovani, per inventarsi un lavoro hanno iniziato ad inventare ed a creare nuove soluzioni a tutti i problemi del mercato “consumeristico”,  soprattutto nel mondo digitale e della tecnologia! Essere geni, avere una soluzione ad un    problema, non vuol dire,però, essere imprenditori.

Oggi si sente parlare molto di start up innovative. Ma cosa sono? Sono delle imprese a tutti gli effetti, infatti si possono costituire sotto le forme societarie di s.p.a., s.r.l., s.a.p.a, soc. coop., pensate per incentivare l’imprenditoria giovanile, una sorta di alternativa per sopperire al buco nero del mercato del lavoro, facendo sì che i giovani facciano affidamento sulle proprie capacità intellettive  con idee, innovazione e creazione! Sebbene da un lato le start up possano apparire allettanti per via delle agevolazioni fiscali (infatti vengono esonerate dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e di quelli  camerali annuali, inoltre non occorre il notaio), dall’altro canto risulta davvero complicato per un giovane laureato investire un capitale che magari non possiede o ancor peggio fare ricorso ai finanziamenti bancari. Difficilmente, infatti, le banche saranno disposte ad aiutare giovani talenti, seppure con un buon progetto, senza che questi assicurino garanzie reali, ovvero su beni ed immobili.

Per non parlare di  altri problemi che spesso deludono e avviliscono. Uno di certo è quello di dover fare i conti con un business model ben strutturato. Perché un’idea seppure utile ed originale , senza un piano ed una strategia di marketing , non può generare grossi ricavi. Altro problema è quello di dover proteggere la propria idea. Sebbene esistano leggi a tutela della proprietà intellettuale, spesso l’esperienza ci ha dimostrato che grandi colossi, come le  multinazionali, sono riuscite a raggirare l’ostacolo “rubando” letteralmente le invenzioni di giovani mal consigliati o che hanno agito senza le giuste cautele. Difatti non è con un  “disclaimer” ,ossia il modulo di dichiarazione di esclusione di responsabilità, o con il semplice brevetto (seppur necessario per  avviare una start up) che ci si tutela dal rischio di vedersi circuire l’idea.  Ricordiamoci inoltre che c’è una forte discrasia tra l’innovazione che viaggia ad alta velocità ed il nostro sistema burocratico, lento e cavilloso. Motivo per cui alcuni sartupper intuitivi, hanno lanciato le proprie invenzioni  in mercati stranieri e qualcuno  con grande successo!

Se dunque si ha una brillante idea ed innovativa e si pensa di volerla sfruttare per farne business, si deve puntare a creare un brand  ed individuare i reali potenziali clienti, evitando di far circolare troppo la propria “ricetta innovativa” e di buttarsi tra le braccia di avvocati incompetenti in materia di proprietà intellettuale. Competenze, brand, ricerca e segretezza sono stati gli ingredienti  di quello che oggi  possiamo definire un grande colosso : la Apple!

Valeria Barbagallo

CONSULENTI FINANZIARI NEL MIRINO : IL 3 GENNAIO 2018 ARRIVA LA MIFID II.


Il 2018 partirà con importanti novità sul fronte degli investimenti con l’entrata in vigore, il 3 gennaio , della Mifid II (Markets in  Financial Instruments Directive). Se già nel 2007 era stata recepita la direttiva europea 2004/39/CE, ossia la Mifid I,  mediante la quale venivano garantiti trasparenza, appropriatezza ed adeguatezza degli investimenti a tutti clienti  profilati e “targetizzati”  per categorie, dal prossimo anno le regole saranno più stringenti per tutti gli attori del mercato finanziario, dagli emittenti dei prodotti d’investimenti , ai distributori ,che avranno la responsabilità ed  il compito di monitorare il ciclo di vita dei prodotti,  ai consulenti finanziari che rappresentano l’interfaccia immediata con i clienti  fruitori/acquirenti dei prodotti collocati.

Proprio per  i consulenti finanziari ci saranno delle novità! In pratica gli  intermediari finanziari, ossia le banche, le società di gestione del risparmio, le società di investimento mobiliare, etc.. potranno decidere se i propri consulenti lavoreranno  su “base indipendente” ossia “a parcella” direttamente pagata dal cliente esibendo l’informativa ed  il dettaglio dei costi sull’investimento propostogli, o su base “non indipendente”, ossia remunerato dal datore di lavoro. L’ orientamento delle maggiori case d’investimento sembrerebbe , al momento, optare per quest’ultima soluzione., anche per evitare conflitti di interesse tra clienti ed operatori.  Non ci sarà per il consulente la possibilità di operare con entrambi i regimi!

Altra novità in capo ai consulenti finanziari saranno i requisiti per poter svolgere la professione. Difatti il primo requisito è una laurea triennale o un diploma quinquennale integrato con abilitazioni specifiche, puntualmente riportati dall’art. 25, paragrafo 1 della Mifid 2 e nei punti 17 e 18 degli orientamenti Esma, inoltre è necessario essere iscritto all’Albo dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, tenuto dall’ OCF ed, infine,  un periodo di 12 mesi di esperienza lavorativa nel settore. Appare evidente che la normativa sia tutta a vantaggio della parte contrattualmente più debole,il cliente,  spronandolo altresì ad una sempre più necessaria “educazione finanziaria”.

Insomma, tra robo-advisor , Mifid 2, inflazione  e mercati finanziari che ultimamente registrano un calo dei rendimenti, il futuro per i consulenti finanziari  sembra  costellato di sfide, anche se ritengo che chi                         ha sempre operato bene , con “etica professionale”  e col sistema del “portfolio selection”  potrà confidare nella fidelizzazione della propria clientela.

 

Valeria Barbagallo