Valle dei Templi, numero di visitatori da record


Al 31 agosto il botteghino della Valle dei Templi ha registrato 630 mila visitatori. Numeri in costante crescita anno dopo anno grazie alla maestosità e bellezza dei templi ma anche grazie ad un’amministrazione ben attenta alla promozione del territorio.

Numerosi gli eventi e i progetti organizzati durante tutto l’anno, dalle attività didattiche per scolaresche e turisti agli eventi artistici e musicali. Il direttore del parco archeologico, Giuseppe Parello, si può ritenere soddisfatto perché ad oggi la Valle dei Templi, Patrimonio dell’Umanità già dal 1997, è un sito vivo, aperto ad iniziative travolgenti che coinvolgono tutte le fasce di età, persone del luogo, turisti e personaggi famosi. Per non parlare delle visite serali, talmente suggestive che si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo al V e VI secolo a.C. quando furono costruiti il templi di Giunone e quello della Concordia.

“l’Akragas dei Greci, l’Agrigentum dei Romani, eran finiti nella Kerkent dei Musulmani, e il marchio degli arabi era rimasto indelebile negli animi e nei costumi della gente”.

I vecchi e i giovani Luigi Pirandello

Come testimonia Pirandello i 25 secoli di storia Agrigentina sono colmi di colpi di scena. La storia della città inizia con i greci che lì fondarono la polis chiamandola Akragas, come il fiume che attraversa il territorio. Il V secolo, quello della realizzazione dei Templi, rappresentò per la polis il periodo più prospero e ricco. Saccheggiata dai Cartaginesi nel 406 a.C. seguì una fase di decadenza. Il nome attuale di Agrigento deriva dal nome Agrigentum che le diedero i romani quando nel 262 a.C. dominarono la città. Da Agrigentum si passa a Kerkent con la conquista arabo-musulmana nell’840 a.C.. I musulmani introdussero la canna da zucchero, il cotone, alcune varietà di agrumi, i datteri e fiorirono gli studi letterari, scientifici e giuridici. La cultura araba si divulgò fino all’XI secolo, poi a conquistare la città e tutta la Sicilia furono i Normanni.

La storia di Agrigento, come quella di tutta la Sicilia, è contorta, variegata, incredibilmente complessa e ricca. Si dovrebbe imparare a scuola perché l’unico modo per apprezzare il luogo in cui si vive è conoscerlo nel suo passato, viverlo nel suo presente e progettarlo per il suo futuro.

Laura Ciancio

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#SGDonne2017 – Ricerca Anci, le donne sindaco cresciute 7 volte in 30 anni, 2.752 i comuni da loro amministrati una volta



Negli ultimi 30 anni il numero di donne sindaco è cresciuto più di sette volte, passando dai 145 comuni amministrati nel 1986 ai 1.097 del 2016, con un incremento di 31 unità (da 1066) rispetto al 2015. In generale, i municipi che nell’ultimo trentennio di tempo sono stati amministrati almeno una volta da una donna sindaca sono 2.752, in pratica un terzo dei comuni (il 34,4%) ha avuto nel suo recente passato una donna al vertice dell’amministrazione. I dati emergono dalla ricerca ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’ condotta dall’Anci elaborando i dati del ministero dell’Interno, e diffusa in occasione degli Stati generali delle Amministratrici che si svolgono a Roma.
Tra tutte le regioni italiane la palma di Regione con più ‘sindaci in rosa’ spetta all’Emilia-Romagna, dove oltre la metà dei comuni è stato amministrato negli ultimi 30 anni da donne (175 comuni, pari al 52,4%); segue la Toscana (44,8%) e la Lombardia (42,5%). Dall’altra parte della graduatoria troviamo invece la regione Campania nella quale solo il 15,5% dei Comuni ha avuto sindaci donna e la Basilicata (solo il 19,1%).
La ricerca ha dato risultati diversi sulla composizione delle giunte comunali, ancora con una debole rappresentanza femminile: le assessore sono solo 6.834, pari al 33,1% del totale delle cariche. Ma anche in questo caso si evidenzia un trend di crescita: nel 1986 gli assessori donna erano solo 1.459, pari al 6,4%, quindi da allora il loro numero si è quasi quintuplicato.
Per valutare il peso delle donne nelle amministrazioni comunali, lo studio Anci, oltre alla carica di sindaco ed assessore, ha preso in considerazione anche quelle di vice sindaco, presidente del consiglio comunale e consigliere comunale.
L’incidenza delle donne sul totale degli amministratori locali è pari al 29,5%, in netto incremento rispetto al valore dell’anno scorso (27,7%). Fra i sindaci le donne rappresentano solo il 14,1% (13,7% nel 2015), più alta la percentuale di donne tra i vice sindaci (25,9%), mentre i presidenti del consiglio sono donne nel 23,2% dei casi. La categoria dove l’incidenza femminile all’interno della singola carica è maggiore è quella delle donne assessore (39,5%, in salita rispetto al 35,8% raggiunto lo scorso anno). La rappresentanza femminile tra i consiglieri comunali è invece del 28,8% (in aumento di quasi due punti sul 2015).
Per quanto la distribuzione territoriale, la presenza delle donne amministratrici è maggiore al nord (30,6% al nord ovest e 31,7% al nord est), mentre al centro si colloca al 29,7% e al sud e nelle isole al 26,8%. La componente in rosa nelle amministrazioni comunali pesa maggiormente nei centri medio-piccoli (tra i 5mila e i 20mila abitanti), mentre è più bassa nei comuni piccoli e grandi.
Riguardo ai titoli di studio degli amministratori, le donne si confermano mediamente più istruite dei loro colleghi maschi: il 46,2% ha una laurea o un titolo postlaurea (tra gli uomini la percentuale è del 31,7%).
Infine, l’età media delle amministratrici è sensibilmente più bassa dei loro colleghi uomini: il 26% delle donne ha meno di 36 anni, contro il 17% degli uomini. La classe “oltre 55 anni” include il solo 18% delle donne, mentre tra gli uomini è la classe più rappresentata.

DATI REGIONALI

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Lazio quindicesimo in Italia per numero ‘sindache’ ma la Capitale è ‘rosa’ per la prima volta
Trentatré sindache (su 363 primi cittadini totali) capitanate dalla prima cittadina di Roma Virginia Raggi, per una percentuale del 9,1% che vale per il Lazio il quindicesimo posto nella classifica nazionale dei sindaci in rosa. E’ quanto emerge dalla ricerca che Anci ha realizzato, su dati del ministero dell’Interno, in occasione degli Stati generali delle amministratrici organizzati a Roma il 7 marzo.
Il Lazio si classifica quindi nella parte bassa della classifica anche se registra la prima sindaca della storia ad amministrare la Capitale e la città più grande del Paese. Di poco migliore (14sima posizione) il piazzamento rispetto alla carica del vicesindaco essendo 51 su 160 i ‘vice’ donna. Per quanto riguarda il ruolo di consigliere comunale il dato del Lazio è migliore rispetto sia a delle ‘sindache’ che delle loro vice. I componenti donna nei consigli comunali sono infatti 851 su 3.338 per una percentuale che vale il 25,5% del totale e la 13sima posizione a livello nazionale. Va peggio per quanto riguarda i ruoli di assessore e presidente del Consiglio comunale. Tra i primi le donne sono 313 su 909 (34,4%) dato che vale la 19 posizione nazionale. Un po’ meglio, ma di poco, il dato sui presidenti dei Consigli comunali che sono 13 su 80 che vuol dire il 16,3% del totale e la 18sima posizione a livello nazionale.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Umbria seconda in Italia per donne presidenti del consiglio comunale
La carica di Presidente del Consiglio comunale vede l’Umbria al secondo posto in Italia per numero di donne, con una percentuale del 36,4%; mentre la regione si piazza al terzo posto quanto al numero di ‘vicesindaci rosa’, in virtù del 35,4% sul totale degli amministratori locali della Regione. Sono alcune curiosità contenute nella ricerca ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’ condotta dall’Anci su dati del ministero dell’Interno, e diffusa in occasione degli Stati generali delle Amministratrici che si svolgono a Roma.
Per valutare il peso delle donne nelle amministrazioni comunali, lo studio Anci, oltre alla carica di presidente del consiglio comunale e di vice sindaco, ha preso in considerazione anche le cariche di sindaco, assessore, e consigliere. Relativamente alla carica di sindaco, l’Umbria, che registra una incidenza del 17,4 (76 comuni regionali guidati da donne), si piazza al quinto posto nella graduatoria nazionale.
Decisamente non in linea con questi piazzamenti quelli che si rilevano per le cariche di assessore e consigliere comunale: in entrambe i casi la Regione Umbria si piazza al dodicesimo posto, con percentuali rispettivamente del 37,6% e del 28,6%.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, in Toscana il maggior numero di vice sindaco donna
La Toscana è la Regione italiana a registrare il maggior numero di vice sindaco donne con una percentuale del 41,5%; mentre negli ultimi trenta anni è stata la Regione al secondo posto quanto a numero di comuni amministrato da donne (123 comuni, pari al 44,1% del totale). Lo evidenzia la ricerca ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’ condotta dall’Anci elaborando i dati resi disponibili dal ministero dell’Interno, e diffusa in occasione degli Stati generali delle Amministratrici che si svolgono a Roma.
Per valutare il peso delle donne nelle amministrazioni comunali, lo studio Anci, oltre alla carica di vice sindaco, ha preso in considerazione anche le cariche di sindaco, assessore, presidente del Consiglio comunale e consigliere.
Nel caso del sindaco, la Regione toscana perde il primato, assestandosi al settimo posto con il 17,2 % sul totale; mentre la carica di assessore la vede tornare in vetta, attestandosi al terzo posto con il 42,7% sul totale.
Relativamente bassa, invece, l’incidenza delle donne toscane presidenti di consiglio comunale: sono il 29,8% del totale che vale l’ottava piazza in graduatoria. Infine, se prendiamo in considerazione la carica di consigliere, la presenza femminile in Toscana torna ai primi posti, precisamente al quarto con il 32,8% del totale.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Emilia Romagna da 30 anni Regione con il maggior numero di donne sindaco
Negli ultimi trenta anni l’Emilia Romagna è stata la Regione italiana con il maggior numero di comuni amministrato da donne (175 comuni, pari al 52,4% del totale), mentre nella stessa Regione l’attuale incidenza di sindaci e di assessori donna è sempre la più alta in Italia, rispettivamente con una percentuale del 20,6% e del 45,2%. I dati emergono dalla ricerca ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’ condotta dall’Anci su dati del ministero dell’Interno, e diffusa in occasione degli Stati generali delle Amministratrici che si svolgono a Roma.
Per valutare il peso delle donne nelle amministrazioni comunali, lo studio Anci, oltre alla carica di sindaco ed assessore, ha preso in considerazione anche le cariche di vicesindaco, presidente del Consiglio comunale e consigliere.
Nel caso del vicesindaco la regione emiliana perde il primato assoluto, assestandosi al quinto posto con il 34,3 % sul totale, rispetto alla leader che risulta essere la Toscana con il 41,5%. Invece, riguardo al ruolo di presidente del consiglio Comunale, la posizione è appena fuori dalla top five, essendo l’Emilia Romagna al settimo posto con il 30,9% delle donne sul totale.
Infine, se prendiamo in considerazione la carica di consigliere, la presenza femminile nell’Emilia Romagna torna ai primi posti, precisamente al secondo con il 35,4% del totale.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci: assessori donna, Marche al settimo posto in Italia con il 40, 5 per cento
Nelle Marche è donna il 40,5% degli assessori comunali, una percentuale che colloca la Regione al settimo posto assoluto in Italia. A mettere in evidenza il dato è la ricerca ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’, condotta dall’Anci elaborando i dati resi disponibili dal ministero dell’Interno, e diffusa in occasione degli Stati generali delle Amministratrici che si svolgono a Roma.
Per valutare il peso delle donne nelle amministrazioni comunali, lo studio Anci, oltre alla carica di assessore, ha preso in considerazione anche le cariche di sindaco, vice sindaco, presidente del consiglio comunale e consigliere.
Nel caso del sindaco, la Regione marchigiana si assesta al decimo posto con il 13,8 % sul totale; mentre quanto al ruolo di vice sindaco segna un ulteriore arretramento in graduatoria: è addirittura sedicesima con il 22,2% del totale.
Infine, se prendiamo in considerazione la carica di presidente del consiglio comunale, le Marche si collocano in decima posizione con il 23,1%; ancora più dietro in graduatoria – all’undicesimo posto con il 29,2% se ci riferiamo alla carica di consigliere.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, in Abruzzo tanti assessori e consiglieri comunali in ‘rosa’ ma solo 33 le prime cittadine
L’11% dei 311 sindaci abruzzesi è donna, percentuale che vale 33 prime cittadine e il 12simo posto a livello nazionale nella classifica delle donne a capo di amministrazioni comunali. Alle 33 ‘sindache’ si affiancano 42 vice, tre presidenti di Consiglio comunale, 216 assessori e 607 consiglieri comunali. E’ quanto emerge dalla ricerca Anci ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’, presentata in occasione degli Stati generali delle Amministratrici, svoltisi a Roma alla vigilia dell’8 marzo.
Secondo i dati del ministero dell’Interno, rielaborati dall’Area ricerche dell’Anci, sono 33 le donne sindaco in Abruzzo, a cui si aggiungono 42 ‘vice’ che nella classifica a loro relativa posizionano l’Abruzzo al 17simo posto a livello nazionale. Va molto meglio, invece, il dato relativo agli assessori a conferma che i sindaci abruzzesi si fidano delle donne quando c’è da affidargli responsabilità amministrative. Su 570 assessori comunali in totale, infatti, 216 è donna per un più che decoroso 37,9% che vale il decimo posto a livello nazionale. Meno bene si collocano invece le donne consigliere comunale che in Abruzzo sono 607 su 2.506 (24,2% e 14simo posto assoluto). Per quanto riguarda i presidenti di Consiglio comunale in Abruzzo sono solo tre, su un totale di 23 Comuni dove questa figura è prevista, dato che vale il penultimo posto a livello nazionale. Si invece risale la classifica, fino al 14simo posto, guardando i consiglieri comunali donna che in Abruzzo 607 su 2.506 dato che in percentuale vale il 24,1% del totale.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Trentino Alto Adige seconda regione in Italia per donne assessore
Il 43,4% delle donne amministratrici ricopre la carica di assessore nel Trentino Alto Adige pari a 379 su un totale di 874 assessori, un dato che posiziona la regione al secondo posto nella classifica nazionale. E’ quanto emerge dall’indagine “Le donne amministratrici. La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali (anno 2017)” condotta da Anci sulla base dei dati del Ministero dell’Interno che offre un quadro a livello nazionale e regionale sulla presenza delle donne amministratrici nei Comuni italiani. Un altro dato positivo che si registra in Trentino Alto Adige riguarda la carica di presidente del Consiglio, ricoperta dal 33,3% delle donne che colloca così la regione al terzo posto preceduta solo da Friuli Venezia Giulia e Umbria. Più bassa invece l’incidenza delle sindache pari al 10,3%, posizionando il Trentino al tredicesimo posto nella classifica nazionale. La Regione risale invece di cinque posizioni se si guarda alla carica di vicesindaco dove l’incidenza delle donne è pari al 28,5% su un totale di 179 vicesindaci.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Veneto al secondo posto per donne sindaco
Sono 114 le donne che ricoprono la carica di sindaco in Veneto pari al 20,1% del totale. Un dato che fa guadagnare alla regione il secondo posto nella classifica generale contenuta nella ricerca condotta da Anci sull’incidenza delle donne amministratrici nei Comuni italiani.
Proseguendo nella lettura dei dati emerge che la carica di vicesindaco é ricoperta invece dal 24,2% delle donne; meglio la percentuale relativa alle donne assessore pari al 41,4% dato che fa guadagnare al Veneto il sesto posto a livello nazionale. Scende all’undicesimo invece se si considera il dato relativo alle donne presidenti di Consiglio (22,5%) che, in valori assoluti, sono 16 rispetto ai colleghi uomini pari a 55. Sono infine 1522 le donne che ricoprono la carica di consigliera per un’incidenza pari al 29,4%.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, in Friuli-Venezia Giulia il 41,8% delle donne ricopre la carica di assessore
Su un totale di 677 assessori 283 sono donne, dato che, in termini percentuali pari al 41,8%, vale alla regione Friuli-Venezia Giulia il quarto posto a livello nazionale per incidenza di donne che ricoprono tale carica. Al quinto posto invece per numero di donne consigliere pari a 750 ovvero corrispondente al 32,7% del totale. Questo il quadro che emerge dalla ricerca condotta da Anci sulla presenza delle donne nelle amministrazioni locali. Con riferimento alla carica di sindaco e vicesindaco, anche se il Friuli si attesta, rispettivamente, al nono e al settimo posto, vanta 32 prime cittadine e 42 vice sindaco con percentuali pari al 15,2% e al 29,8% che permettono comunque alla regione di restare nella parte alta della classifica nazionale. Nei consigli comunali infine le donne che ricoprono la carica di presidente sono tre su un totale di 7 con una percentuale che si attesta sul 42,9% che porta al primo posto la regione.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, in Liguria è la carica di consigliere a far registrare la più alta incidenza di donne
La Liguria si posiziona all’ottavo posto nella graduatoria nazionale per presenza di donne che ricoprono la carica di consigliere: sono infatti 594 su un totale di 1981 le donne consigliere, pari al 30% del totale. A rivelarlo è la ricerca condotta da Anci che ha preso in esame l’incidenza delle donne nelle amministrazioni locali con dati che guardano anche all’età, al titolo di studio e alla dimensione territoriale del comune di riferimento. Sono invece 28 le donne sindaco rispetto ai 204 colleghi uomini con una percentuale pari al 12% che posiziona la Liguria all’undicesimo posto. Il 27,1% dei vice sindaco sono donne per un totale, in valori assoluti, pari a 45. La Liguria scivola invece nella classifica nazionale al quindicesimo e al diciassettesimo posto per incidenza femminile in riferimento alle cariche di assessore e presidente del Consiglio comunale. I dati parlano di 167 donne assessore su un totale di 456 (36,6%) e di 4 presidenti del Consiglio comunale su un totale di 24 (17,4%).

CALABRIA:
Sono trentadue le sindache (su 377 primi cittadini totali), per una percentuale del 8,5%, che vale per la Calabria il diciassettesimo posto nella classifica nazionale dei sindaci donna. E’ quanto emerge dalla ricerca che Anci ha realizzato, su dati del ministero dell’Interno, in occasione degli Stati generali delle amministratrici organizzati a Roma il 7 marzo.
La Calabria si classifica quindi nella parte bassa della classifica sia per la carica di primo cittadino sia per quella di vicesindaco (20esima posizione) essendo 34 su un totale di 219 pari al 15,5% delle vice sindache.
Va un po’ meglio per il ruolo di assessore. Il dato della Calabria è di 286 donne che rivestono la carica di assessore su un totale di 807, dato che vale la 18esima posizione a livello nazionale. Per quanto riguarda, invece il ruolo di consigliere comunale, la componente femminile è pari a 644 su 2.923, vale a dire il 22% del totale e la 19esima posizione sul dato nazionale.
Decisamente buono il dato relativo ai presidenti dei Consigli Comunali che sono 26 su 83 ovvero il 31,3% del totale e la 5 posizione in classifica nazionale.

SICILIA:
La Sicilia si classifica al 3 posto a livello nazionale per la rappresentanza femminile nei Consigli comunali. Sono infatti 1763 su un totale di 5247 pari al 33,6% del totale le donne consigliere comunale.
E’ quanto emerge dalla ricerca che Anci ha realizzato, su dati del ministero dell’Interno, in occasione degli Stati generali delle amministratrici organizzati a Roma il 7 marzo.
La situazione cambia decisamente in merito ai ruoli di presidente del Consiglio comunale e di assessore. Tra i primi le quote rosa sono il 21,5% del totale, vale a dire 67 su 312, un dato che fa posizionare la Sicilia al 12esimo posto della classifica; mentre le assessore sono il 35,6% (438 su 1231), del totale degli assessori comunali, posizionandosi così nella parte bassa della classifica, ovvero al 17esimo posto.
Si aggiudica, infine, il 19esimo posto della graduatoria sia per la presenza di sindache, con 22 prime cittadine su un totale di 377, pari al 5,8%, sia per il dato relativo ai vice sindaci. Sono solo il 18% (53 su 295) del totale regionale.

SARDEGNA:
Sono 88 le vice sindache (88 su 280) per una percentuale del 31,4% che vale alla Sardegna una delle posizioni più alte nella classifica delle donne che rivestono il ruolo di ‘vice’ (6° posizione).
Buona anche il posizionamento relativo al ruolo di consigliere comunale. Settima posizione con una percentuale pari al 30,3% sul totale dei consiglieri (1014 su 3347).
La situazione si sposta di poco in merito ai ruoli di assessori e di sindaci, per i quali la Sicilia si classifica all’8 posto. Tra i primi le donne assessore sono il 39,2% del totale con una presenza pari a 405 su 1033; mentre le sindache sono il 16,9% con 63 prime cittadini su 373 totali.
Sono, infine, solo 2 su 10 le donne che ricoprono il ruolo di presidente del Consiglio Comunale. Un dato che posiziona la Sicilia al 15esimo posto della classifica nazionale con una percentuale pari al 20%.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, in Campania il 5,2% delle donne ricopre la carica di sindaco
In Campania è donna il 5,2% dei sindaci, un dato che colloca la regione Campania all’ultimo posto in Italia. Su 523 sindaci campani 27 sono donne, a fronte di 496 uomini. E’ quanto emerge dalla ricerca “Le donne amministratrici, la rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali. Anno 2017” elaborata dall’Anci sulla base di dati forniti dal Ministero dell’Interno.
Relativamente dunque alla carica di sindaco, la Campania è la regione con la più bassa incidenza di sindaci donne con un valore pari al 5,2% sul totale dei sindaci presenti sul territorio.
In Campania si registra invece un aumento della componente femminile nel caso della carica di vicesindaco. Infatti su un totale di 332 vicesindaci 61 sono donne. Questo dato classifica la regione Campania al diciottesimo posto nel panorama nazionale per la presenza di vicesindaco donne.
Analizzando la carica di assessore la Campania guadagna l’undicesima posizione con una percentuale di 37,7% di donne assessori. Su un totale di 1.378 assessori in Campania 519 sono donne.
Se osserviamo la carica di presidente del consiglio comunale, la Campania si colloca al sedicesimo posto per presenza femminile: 22 donne e 89 uomini.
Infine, considerando la carica di consigliere comunale la regione Campania è quella in cui si registra la più bassa incidenza di donne nei consigli comunali. Il campione di 4.883 consiglieri rileva la presenza di 1.061 consiglieri donna, con un 21,7% sul totale.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Molise seconda regione italiana per numero di vice sindaco donna
In Molise il 37,2% dei vicesindaco è donna, su un totale di 86 vicesindaco nel territorio 32 sono donne e 54 sono uomini. Sono i dati che emergono dalla ricerca “Le donne amministratrici, la rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali. Anno 2017” elaborata dall’Anci sulla base di dati forniti dal Ministero dell’Interno.
Se prendiamo in considerazione la carica di Presidente del Consiglio comunale la regione Molise si classifica al terzo posto, su 12 presidenti del Consiglio comunale 4 sono donne.
La componente femminile è in calo se si osserva invece la carica di assessore, in questo caso in Molise si registra la più bassa incidenza nazionale di donne assessore con un 30,7%.
Secondo i dati che emergono sulla rappresentanza femminile relativamente alla carica di sindaco, in Molise su 125 sindaci solo 12 sono donne (9,6%).
Infine, se si osserva la carica di consigliere comunale il 21,7% dei consiglieri comunali molisani è donna. Secondo l’analisi svolta infatti su 931 consiglieri, le donne in carica sono 213 a fronte di 718 uomini.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, in Puglia il 34,7% dei vicesindaco è donna
Il 34,7% dei vicesindaco pugliesi è donna. Un dato significativo che permette alla regione Puglia di classificarsi al quarto posto tra le regioni italiane per numero di vicesindaco donna.
E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata da Anci, su dati del ministero dell’Interno, “Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali”.
La componente femminile nelle amministrazioni comunali pugliesi registra un leggero calo se si osserva la carica di sindaco. In Puglia solo il 6,8% dei sindaci è donna, la Puglia si piazza cosi in diciottesima posizione a livello nazionale.
Per valutare l’incidenza delle donne nelle amministrazioni locali, la ricerca Anci ha analizzato anche le cariche di assessore e consigliere comunale. In Puglia il 38,4% degli assessori è donna. Invece osservando la carica di consigliere, in Puglia su 2.764 consiglieri 666 sono donne. Un 24,1% che permette alla regione Puglia di classificarsi al quindicesimo posto per presenza femminile tra i consiglieri comunali. Infine, se prendiamo in considerazione la carica di presidente del consiglio comunale la regione Puglia si assesta al tredicesimo posto con il 20,8% di donne sul totale.

#SGDonne2017 – Ricerca Anci, Basilicata al sesto posto in Italia per donne presidenti del consiglio comunale
La carica di presidente del consiglio comunale vede la Regione Basilicata al sesto posto in Italia per numero di donne, con un dato pari al 31,3%. E’ quanto emerge dalla nuova ricerca condotta dall’Anci, su dati diffusi dal ministero dell’Interno, ‘Le donne amministratrici La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali’.
Nel territorio Lucano la componente femminile è in calo se si osservano invece la cariche di sindaco e consigliere. Secondo i dati diffusi su 129 sindaci 11 sono le donne, con una percentuale dell’ 8,5% sul totale. Se prendiamo in considerazione la carica di consigliere, la Basilicata si classifica sedicesima in graduatoria nazionale. 247 consiglieri donna rappresentano il 23,9% del totale.
Secondo i dati che emergono sulla rappresentanza femminile relativamente alla carica di vicesindaco, in Basilicata su 105 vicesindaco 29 sono le donne in carica a fronte di 76 uomini.
Infine per quanto riguarda la carica di assessore, in Basilicata il 37,4% degli assessori è donna, percentuale che permette alla Regione di piazzarsi in tredicesima posizione a livello nazionale.

#sgdonne2017 – Ricerca Anci, in Lombardia il 17,3% dei Sindaci è donna, sesta regione più ‘rosa’ d’Italia
La regione è al quarto posto per numero di assessori donna, il 41,8% del totale
Con il 17,3% di donne Sindaco, la Lombardia è la sesta regione italiana con la più alta percentuale di primi cittadini appartenenti al gentil sesso. Il primato spetta all’Emilia-Romagna, con il 20,6%. Considerando solo il valore assoluto la Lombardia è invece prima, con 259 donne Sindaco, complice anche il fatto di contare più di 1500 Comuni, più di quelli di ognuna delle altre regioni italiane. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Anci “Le donne amministratrici – La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali”, presentata oggi nel corso degli Stati generali delle amministratrici, organizzati a Roma dall’Associazione.
L’indagine, condotta utilizzando i dati del ministero dell’Interno aggiornati allo scorso 13 febbraio 2017, coinvolge 7.814 Comuni, ovvero il 97,7% del totale dei Comuni italiani, per un totale di 106.536 amministratori locali. Le cariche prese in considerazione, oltre a quella di Sindaco, sono anche quelle di Vicesindaco, Assessore, Presidente del Consiglio comunale e Consigliere.
Ebbene, il successo sul fronte dei Sindaci donna viene mitigato se si considerano invece i Vicesindaci donna: sono ‘solo’ il 27,7% sul totale dei vicesindaci, percentuale che colloca la regione al decimo posto, esattamente metà della classifica. Considerando il valore assoluto, ovviamente, viene mantenuto il primato lombardo, grazie alle 269 donne vicesindaco.
Pregevole anche il posizionamento della Lombardia se si considera il numero di assessori donne: sono il 41,8% di tutti gli assessori dei Comuni lombardi. Meglio fanno solo Emilia-Romagna (45,2%), Trentino Alto Adige (43,4%) e Toscana (42,7%). La Lombardia si fa valere anche quanto a numero di consiglieri comunali donna, piazzandosi al sesto posto tra le regioni italiane, con il 30,4%. Precipita invece al quattordicesimo posto quanto si considerano le donne presidenti del consiglio comunale, che in Lombardia sono il 20,6% del totale.
La ricerca dell’Anci ha elaborato anche i dati relativi ai Sindaci donna negli ultimi 30 anni, regione per regione: in Lombardia, su 1527 Comuni presi in considerazione, 649 (il 42,5%) sono stati amministrati da un sindaco donna negli ultimi 30 anni.

#sgdonne2017 – Ricerca Anci, con il 17,8% di Sindaci donna il Piemonte è la terza regione più virtuosa d’Italia
Con il 17,8% di donne Sindaco, il Piemonte è la terza regione italiana con la più alta percentuale di primi cittadini appartenenti al gentil sesso. Il podio si completa con la primatista Emilia-Romagna (20,6%) ed Veneto (20,1%). Considerando solo il valore assoluto il Piemonte, con 210 donne Sindaco, è invece secondo solo alla Lombardia, che ne conta 259. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Anci “Le donne amministratrici – La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali”, presentata oggi nel corso degli Stati generali delle amministratrici, organizzati a Roma dall’Associazione.
L’indagine, condotta utilizzando i dati del ministero dell’Interno aggiornati allo scorso 13 febbraio 2017, coinvolge 7.814 Comuni, ovvero il 97,7% del totale dei Comuni italiani, per un totale di 106.536 amministratori locali. Le cariche prese in considerazione, oltre a quella di Sindaco, sono anche quelle di Vicesindaco, Assessore, Presidente del Consiglio comunale e Consigliere.
Ebbene, il successo sul fronte dei Sindaci donna non si ripete, in Piemonte, se si considerano invece i Vicesindaci donna: sono ‘solo’ il 24,3% sul totale dei vicesindaci, il che piazza la regione sabauda al tredicesimo posto, sotto la metà della classifica. Considerando il valore assoluto, invece, viene mantenuto il secondo posto dietro alla Lombardia, con 228 donne Vicesindaco. Ovviamente, conta molto la numerosità dei Comuni del Piemonte e della Lombardia, uniche regioni in cui si supera quota mille Comuni.
Una ulteriore posizione viene persa se si considera il numero di assessori donne: il Piemonte, con il 37,4% sul totale, è quattordicesima tra le Regioni italiane. La regione sabauda guadagna invece il nono posto se si prendono in considerazione le donne Presidenti del Consiglio comunale (27,6% sul totale regionale) e le donne consigliere comunale (29,8%).
La ricerca dell’Anci ha elaborato anche i dati relativi ai Sindaci donna negli ultimi 30 anni, regione per regione: in Piemonte, su 1202 Comuni presi in considerazione, 473 (il 39,4%) sono stati amministrati da un sindaco donna negli ultimi 30 anni.

#sgdonne2017 – Ricerca Anci, con il 17,8% di Sindaci donna il Piemonte è la terza regione più virtuosa d’Italia
Con il 17,8% di donne Sindaco, il Piemonte è la terza regione italiana con la più alta percentuale di primi cittadini appartenenti al gentil sesso. Il podio si completa con la primatista Emilia-Romagna (20,6%) ed Veneto (20,1%). Considerando solo il valore assoluto il Piemonte, con 210 donne Sindaco, è invece secondo solo alla Lombardia, che ne conta 259. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Anci “Le donne amministratrici – La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali”, presentata oggi nel corso degli Stati generali delle amministratrici, organizzati a Roma dall’Associazione.
L’indagine, condotta utilizzando i dati del ministero dell’Interno aggiornati allo scorso 13 febbraio 2017, coinvolge 7.814 Comuni, ovvero il 97,7% del totale dei Comuni italiani, per un totale di 106.536 amministratori locali. Le cariche prese in considerazione, oltre a quella di Sindaco, sono anche quelle di Vicesindaco, Assessore, Presidente del Consiglio comunale e Consigliere.
Ebbene, il successo sul fronte dei Sindaci donna non si ripete, in Piemonte, se si considerano invece i Vicesindaci donna: sono ‘solo’ il 24,3% sul totale dei vicesindaci, il che piazza la regione sabauda al tredicesimo posto, sotto la metà della classifica. Considerando il valore assoluto, invece, viene mantenuto il secondo posto dietro alla Lombardia, con 228 donne Vicesindaco. Ovviamente, conta molto la numerosità dei Comuni del Piemonte e della Lombardia, uniche regioni in cui si supera quota mille Comuni.
Una ulteriore posizione viene persa se si considera il numero di assessori donne: il Piemonte, con il 37,4% sul totale, è quattordicesima tra le Regioni italiane. La regione sabauda guadagna invece il nono posto se si prendono in considerazione le donne Presidenti del Consiglio comunale (27,6% sul totale regionale) e le donne consigliere comunale (29,8%).
La ricerca dell’Anci ha elaborato anche i dati relativi ai Sindaci donna negli ultimi 30 anni, regione per regione: in Piemonte, su 1202 Comuni presi in considerazione, 473 (il 39,4%) sono stati amministrati da un sindaco donna negli ultimi 30 anni.

CS – “Solo Sicilia”, al via il tour delle idee per cercare soluzioni per la “sopravvivenza”


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Al via il tour delle idee di “Solo Sicilia”. Obiettivo: dare voce ai siciliani e definire, dal basso, le priorità per un rilancio serio, vero e partecipato. Si comincia domenica, 5 marzo ore 10.30, a Caltanissetta. All’istituto “Testasecca” si svolgerà una convention dal titolo “La Sicilia prima di tutto. Il contenitore di idee e progetti, nato lo scorso mese di novembre, in una nota sottolinea che vi è “un silenzio assordante, inspiegabile e per certi versi preoccupante dell’intero panorama politico regionale”.
“SoloSicilia” – prosegue la nota – intende fare sentire la propria voce incontrando il territorio per raccogliere spunti, proposte, suggerimenti che provengono dalla gente. Piuttosto che parlare di Europa, è opportuno prima parlare di Sicilia e “rientrare in Italia”. “È sconcertante – affermano Vincenzo Mattina e Ruggero Strano, membri del direttivo dell’associazione – registrare a pochi mesi dal voto per le regionali, solo una “girandola impazzita di cognomi” senza che a questi corrisponda un solo straccio di idea utile al rilancio economico, sociale, culturale e imprenditoriale di una Sicilia che non ne può più. Piuttosto che interrogare il territorio sui propri bisogni ed esigenze – ragionano i due esponenti di SoloSicilia – assistiamo attoniti ai soliti giochetti di potere di una classe politica autoreferenziale, pigra e distante sempre più dai siciliani.
Abbiamo bisogno di normalità, solo questo. Noi di SoloSicilia, vogliamo reagire e non essere partecipi di questa “cronaca di una morte annunciata” che mette sempre più a repentaglio il futuro dei nostri figli, della Sicilia e dei siciliani tutti. Ecco perché – concludono Mattina e Strano – a partire da Caltanissetta, incontreremo centinaia di studenti, artigiani, agricoltori, pensionati, donne e uomini, siciliani, per discutere, dibattere, studiare insieme “soluzioni per la sopravvivenza” da offrire ad una classe politica che si ricorda della nostra terra, solo ogni 5 anni, mortificando aspettative, sogni e speranze di quanti, e siamo in tanti, credono che la Sicilia sia la regione più bella del mondo, ma anche la più maltrattata, vilipesa e umiliata”.

Giorno 11 marzo, l’associazione di cultura politica e sociale, “siciliana e sicilianista” come amano definirla i fondatori, sarà presente a Castel di Iudica, per affrontare e dibattere le problematiche dell’area del calatino e dell’entroterra siciliano. Altri appuntamenti sono previsti a Enna ed Agrigento in primavera.

Comunicazione
Antonello Zitelli
360.400524

http://www.antonellozitelli.it

I PRO-EUROPEI REAGISCONO! IN MARCIA PER L’EUROPA!


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Il 25 marzo 2017, migliaia di cittadini europei manifesteranno per le vie di Roma per chiedere un’Europa più forte, più unita e più democratica.
Europei da tutto il continente sono invitati a un grande raduno pro-europeo in opposizione alle divisioni nazionali e a sostegno al progetto Europeo.
La Marcia coincide con il 60° anniversario della Comunità Economica Europea.

Il 25 marzo 2017 migliaia di cittadini europei da tutto il continente sono attesi a Roma per manifestare il proprio sostegno all’unità politica europea contro chi vuole dividere e distruggere l’Europa. La “Marcia per l’Europa“ chiede ai Capi di Stato e di Governo di rilanciare e completare l’unità politica europea, verso un’Europa più forte, più unita e più democratica. Nello stesso giorno, i Presidenti e i Primi Ministri dei Paesi UE si incontreranno nella capitale italiana per celebrare il 60° anniversario della firma del Trattato di Roma. Dopo 60 anni, è giunto il momento di portare fino in fondo il progetto di unità politica dell’Europa.

La retorica populista e nazionalista e i pericoli che l’Europa sta affrontando stanno risvegliando gli europei da una lungo letargo sull’Europa. Cittadini di tutta Europa hanno accolto l’appello della Marcia per l’Europa e si stanno organizzando per incontrarsi a Roma. Gli organizzatori contano, ad oggi, più di 30 gruppi che raggiungeranno la manifestazione da Atene, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Lisbona, Madrid, Parigi, Sofia, Varsavia e molte altre città europee. In Italia, enti locali, partiti ed organizzazioni della società civile stanno coordinando gruppi da più di 90 città. Un gruppo di parlamentari europei sarà alla testa del corteo. I partecipanti sfileranno lungo le vie del centro storico di Roma, partendo da Piazza della Bocca della Verità fino al Colosseo, dove si terranno i discorsi finali seguiti da un concerto per l’Europa.

L’iniziativa sta riscuotendo molto entusiasmo nella società civile europea. Ad oggi, più di 30 organizzazioni stanno cooperando per sostenere la Marcia per l’Europa e più di 300 professori ed intellettuali hanno firmato un appello aperto esortando gli europei a unirsi a loro a Roma (il testo dell’appello in italiano è disponibile a questo link).

La Marcia sarà preceduta da una convention al chiuso intitolata “L’Europa reagisce: ricostruire la visione, riconquistare la fiducia, rilanciare l’unità”, che si terrà al Centro Congressi Piazza di Spagna dalle ore 8.30 alle ore 12.30. Personalità della politica europea e intellettuali di rilievo parteciperanno all’evento. Tra i relatori confermati, Sandro GOZI (Sottosegretario di Stato agli Affari Europei), Romano PRODI (ex Presidente della Commissione europea ed ex Primo Ministro italiano), Emma BONINO (ex Commissario Europeo ed ex Ministro degli Esteri italiano), Emily O’REILLY (Mediatore europeo), Danuta HÜBNER (Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo), Guy VERHOFSTADT (Capo negoziatore della Brexit per il Parlamento Europeo e Capogruppo del gruppo parlamentare europeo ALDE), il filosofo spagnolo Daniel INNERARITY, la politologa tedesca Ulrike GUÉROT, il professore greco Loukas TSOUKALIS e il regista spagnolo e vincitore del premio Goya Albert SOLÉ.

 

NOTA DELL’EDITORE:
Il 25 marzo 2017, mentre l’Europa celebra il 60° anniversario del Trattato di Roma che ha istituito la Comunità Economica Europea (CEE), migliaia di europei si riuniranno a Roma per participare alla Marcia per l’Europa 2017, dimostrare il loro supporto al progetto europeo e chiedere un rilancio dell’unità politica europea. I cittadini d’Europa e le organizzazioni della società civile esprimeranno la loro volontà di un’Europa migliore, più forte e più unita. L’iniziativa è stata promossa dall’Unione dei Federalisti Europei, i Giovani Federalisti Europei, Il Gruppo Spinelli, il Movimento Europeo Internazionale, e Stand Up for Europe.

ANAGRAFE ASSISTITI, NUOVO SERVIZIO A MASCALUCIA


ANAGRAFE ASSISTITI, NUOVO SERVIZIO A MASCALUCIA

Firmato protocollo d’intesa tra Comune e Asp di Catania

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MASCALUCIA – A presto i cittadini mascaluciesi non dovranno più recarsi al Distretto sanitario di Gravina per il rinnovo del loro libretto sanitario o per cambiare medico di base o pediatra o per l’emissione della tessera sanitaria. Potranno farlo direttamente a Mascalucia. Non solo. I disoccupati o coloro che hanno un basso reddito, potranno richiedere l’esenzione del ticket (l’esenzione non riguarda però le patologie).

Il sindaco di Mascalucia, Giovanni Leonardi, e il direttore generale dell’Asp di Catania, Giuseppe Giammanco, infatti, hanno firmato un protocollo d’intesa per l’istituzione a Mascalucia dell’Anagrafe assistiti. L’operazione è a costo zero. Il Comune dovrà individuare all’interno dei propri locali un ufficio, due unità di personale e un Pc con stampante da collegare alla rete provinciale dell’Asp. Il personale comunale sarà formato da impiegati dell’Asp e dell’ufficio per l’impiego di Tremestieri. Presenti alla firma l’assessore ai Servizi sociali di Mascalucia, Andrea Mannino e il direttore del Distretto sanitario di Gravina, Carmelo Sambataro.

«Il servizio – ha spiegato soddisfatto il sindaco, Giovanni Leonardi – è di grande utilità per i nostri cittadini che non dovranno più spostarsi o fare lunghe file per accedervi, ma anche l’Asp sarà sgravata dal peso dell’utenza mascaluciese. Una soluzione che aiuta entrambi».

Soddisfatto anche l’assessore Mannino che puntualizza: «In fase di avvio – ha detto – il Comune garantirà questo servizio, che è integrativo e non sostitutivo di quello dell’Asp, nei locali dell’Ufficio elettorale esclusivamente per due giorni settimanali, una fascia pomeridiana, il giovedì, e l’altra antimeridiana, il martedì».

Il protocollo d’intesa scadrà il 31 dicembre del 2018 e potrà essere rinnovato con adozione di atto deliberativo a meno che non venga revocato da una delle due parti.

Italiani Vs Extracomunitari? Si parla di razzismo e violenza



 

“Aggredito con un bastone e derubato da un gruppo di extracomunitari”, Catania Today dà la notizia in questo modo. Infatti il 28 sera, nei pressi della stazione centrale di Catania, i poliziotti hanno fermato un’aggressione in atto. La vittima era stata aggredita, malmenata con un bastone e derubata da quattro extracomunitari. Tra i quattro c’era Eltire Mohiyad Abdillah, un cittadino somalo del 1990 rifugiato politico, che è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Piazza Lanza in attesa della convalida dell’arresto. Un altro complice minorenne invece è stato affidato ad una casa famiglia.

Sempre più spesso si sente parlare di extracomunitari violenti, televisione e giornali non fanno altro che dare notizie raccapriccianti su fatti spiacevoli avvenuti a causa dei nostri ospiti, sempre meno graditi dagli italiani. I proprietari di casa, gli italiani, si sentono spodestati, se ne discute tanto negli ultimi tempi, troppi furti, troppe violenze che non fanno altro che incrementare un sentimento di razzismo. Una parola brutta che sta prendendo sempre più piede nella nostra realtà, un sentimento di disprezzo e di paura verso queste persone. Non saremmo dovuti arrivare a questo punto, ma le scelte dei nostri politici e dei Paesi europei ci hanno condotto a questo. Bisogna trovare delle soluzioni, chi può farlo però deve stare attento a non perdere troppo tempo a parlarne, piuttosto bisogna agire in fretta perché di questo passo rischiamo di arrivare ad una guerra tra razze. Si rischia che gli italiani esausti rispondano in modo violento a questi soprusi.

Le statistiche del governo mostrano che solamente il 4% degli extracomunitari che arrivano nel nostro territorio scappano dalla guerra, altri scappano dalla povertà e gli altri?

C’è chi si sta battendo per farli tornare a casa loro, perché l’Africa in Italia non ci sta! E chi invece è disposto ad accogliere tutti. Purtroppo si è creato un meccanismo di salvataggio che più che salvare crea disagio, per non parlare dei morti che abbiamo nel mediterraneo.

La soluzione potrebbe essere più semplice di quanto si possa pensare, se non ci si mettessero tutti gli interessi di mezzo ovviamente. Potrebbe forse bastare non permettere a questi barconi di partire, anziché andare a prenderli non appena escono dalla loro casa? Aiutarli nel loro Paese? Ci costerebbe meno e potremmo aiutare popolazioni intere. Le soluzioni non mancano, la volontà forse si.

 

Laura Ciancio

Da Tokyo a Roma, in coda per l’iPhone 7


Qualcuno era lì già a partire dall’alba, altri hanno addirittura dormito in auto nel parcheggio o attrezzati con coperte e sacchi a pelo, vicino all’Apple Store. Questa l’accoglienza riservata in tutto il mondo dagli innumerevoli fans di Apple, che con pazienza e fervore hanno atteso l’incontro con il loro futuro compagno di vita: l’iPhone 7.Da Tokyo a Roma, file in 30 paesi del mondo! Favoriti gli utenti che hanno comprato il melafonino ai pre-ordini e che sono riusciti ad accaparrarsi il modello più richiesto, l’iPhone 7 Plus, con schermo più grande, e nel colore Jet Black, le cui scorte sono già esaurite e si parla di una disponibilità a novembre.

“A partire da venerdì, quantità limitate di iPhone 7 in argento, oro, oro rosa e nero opaco saranno a disposizione dei clienti che si recano nei negozi Apple”, ha spiegato Cupertino nelle scorse ore. “Durante il periodo dei preordini online, le quantità iniziali di iPhone 7 Plus in tutte le finiture, e di iPhone 7 in Jet Black, sono esaurite, e non saranno disponibili nei negozi”.A Roma, più di una sessantina di fan della Mela morsicata hanno atteso sin dall’alba l’apertura straordinaria delle 8,00 dell’Apple Store di Porta di Roma per la consegna del nuovo iPhone 7, riservata ai preordini. Alle persone in coda, per lo più giovani o giovanissimi, la Apple ha offerto caffé, cornetti e acqua. I primi ad entrare nello Store sono stati accolti dalla tradizionale ‘ola’ e dagli applausi dello staff.Grande entusiasmo tra i primi usciti col nuovo melafonino che avevano preordinato nei giorni scorsi. Un po’ di delusione invece tra coloro che non avevano preordinato il melafonino ma si erano fatti la fila lo stesso: si sono dovuti accontentare di ordinare i modelli dell’iPhone 7 e iPhone 7 Plus già esauriti, come i nuovi colori ‘Jet Black’ e ‘Black’, che potranno tornare a ritirare solo intorno a novembre. L’iPhone è il prodotto di punta di Apple, costituisce i due terzi dei ricavi. E Cupertino conta molto sulla risposta del mercato per compensare un anno difficile, tra il braccio di ferro con l’Fbi per lo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino e la decisione della Ue di richiedere alla società 13 miliardi di tasse non versate all’Irlanda. E pochi giorni fa si è diffusa la notizia che è arrivato al capolinea il progetto di Cupertino per realizzare un’auto senza guidatore e fare concorrenza a Google.Inoltre, benché il colosso tecnologico sia una delle società che vale di più al mondo, nel 2016 ha dato il primo segnale d’arresto con un calo dei ricavi e 10 milioni di iPhone venduti in meno. Non si era mai visto dal 2007, anno in cui Steve Jobs lanciò il primo iPhone, inaugurando l’epoca degli smartphone.Ora il settore da’ chiari segnali di saturazione e si basa sempre di più sulla sostituzione dei vecchi apparecchi piuttosto che su nuovi utenti. A certificare questo trend la società di analisi Idc: stima che nel 2016 la crescita si attesterà ad un misero 1,6%, in caduta libera rispetto al 10,6% dell’anno scorso.
Giusi Lo Bianco