L’italiano, questa lingua straniera


“Come dire”, “Non ho parole”, “Tanta roba”, “Di che cosa stiamo parlando?”, “Tuttapposto”, “Alla grandissima”.
Sono tutte frasi stereotipate a cui ricorriamo spesso e che ci dimostrano che non siamo più in grado di formulare pensieri nostri, adatti al qui/ora che stiamo vivendo.
 L’italiano è diventata una lingua straniera!
È molto facile cadere nella “fiera del non pensiero” e negli stereotipi linguistici palesemente brutti e sbagliati.
Dovremmo tutti auto educarci a non fermarci alla prima parola che troviamo, ma a quella più personale.
La vera sfida sta proprio nell’ essere empatici verso ogni tipo di parola!
Parliamo la nostra lingua in maniera approssimativa, e, se ci pensiamo bene, quante altre cose facciamo oggi con approssimazione?
Sbagliare un verbo non uccide nessuno, ma in altri casi le conseguenze possono essere molto più gravi.
Non sapere nulla di storia per esempio fa sì che Anna Frank diventi un faccino con la maglia della Roma!
Giusi Lo Bianco
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“Spiazzare” favorisce la comunicazione


In uno dei miei primi giorni di lavoro in una scuola primaria del Nord un collega mi disse che, dato che la maggior parte di noi siciliani non conosce la differenza tra verbi transitivi e intransitivi, avrei dovuto fare molta attenzione soprattutto nei colloqui con Preside e genitori. Io, dopo aver respirato profondamente e mostrando un sorriso smagliante, ringraziai il collega del prezioso consiglio rassicurandolo del fatto che avrei curato con precisione chirurgica la mia arte oratoria. (In psicologia questa, grosso modo,  è la tecnica dello spiazzamento).

Ebbene sì! I nostri incontri dipendono, in parte, dal fatto che tutti seguono un copione condiviso anche se non scritto. Attraversiamo la vita reagendo alle situazioni che ci sono familiari attenendoci sempre allo stesso copione: diciamo “bene” quando ci chiedono come stiamo; mandiamo “cordiali saluti” a sconosciuti nelle email  e  se ci sentiamo offesi andiamo in escandescenza! Ma se spezziamo la routine dando agli altri qualcosa di leggermente più interessante su cui riflettere, la loro reazione diventa imprevedibile. Una volta al di fuori dai loro copioni autodifensivi, quasi tutte le persone si dimostrano abbastanza empatiche e generose. “È come se il dettaglio insolito li scuotesse da una specie di torpore, e vedessero quel momento come l’inizio di  un’interazione invece che come un rumore ambientale da ignorare”, ha scritto di recente Alex Fradera sul blog del Research Digest, riportando i risultati di una nuova meta-analisi che conferma che la tecnica dello spiazzamento funziona.

Un tipo di allontanamento dal copione simile a questo e ancora più significativo è quello che gli psicologi chiamano “non complementarità”, cioè il deliberato rifiuto di rispettare gli schemi emotivi e comportamentali che una situazione sembra richiedere.

Uno straordinario esempio di questo meccanismo tratto dalla vita reale lo troviamo sul  Podcast Invisibili della National public radio, in cui una cena tra amici a Washington viene interrotta dall’arrivo di un rapinatore armato. Con grande prontezza di spirito, uno degli ospiti gli offre un bicchiere di vino. L’uomo accetta, mette via la pistola e borbotta: “Credo di essere venuto nel posto sbagliato”. Poi abbraccia tutti e se ne va (con il bicchiere di vino).

Questo episodio non dimostra necessariamente che l’amore trionfa sempre sull’odio, ma più semplicemente che anche gli incontri più spaventosi dipendono, almeno in parte, dal fatto che tutti seguono un copione condiviso anche se non scritto. Appena uno dei partecipanti si rifiuta di farlo, la tensione che avrebbe potuto portare a uno scontro, si smonta.

Non sono sicura che saprei farlo mentre qualcuno mi punta una pistola addosso, ma in situazioni meno rischiose vale la pena provarci. Da tutte queste ricerche si evince che smontare gli schemi migliora la comunicazione e non sempre è complicato!

Giusi Lo Bianco

       Le origini del pane fra gli antichi popoli mediterranei


La ricchezza di grani diversi nell’area mediterranea,ha determinato l’origine di vari pani. I cereali più antichi crescevano spontanei,dall’Egitto alla Mesopotamia,nella penisola italiana e in quella iberica dando origine alle farine di orzo,miglio,farro,con cui i nostri antenati producevano schiacciate sottili,adatte ad essere cotte su pietre arroventate.

Le donne di allora si spostavano con la vasta carovana a cui appartenevano,raccogliendo i semi dei vari cereali che incontravano durante il tragitto,dai quali ricavavano delle farine grezze,pestandoli con le pietre e bagnandoli con l’acqua.

Da questo impasto si creavano dei panetti che venivano schiacciati,successivamente veniva acceso un fuoco sopra delle pietre e dopo averle ripulite dalla cenere ,vi si adagiavano sopra le schiacciate per la cottura.

Gli impasti variavano sempre,in base ai semi che venivano raccolti e privi di lievito,ancora sconosciuto,per cui le schiacciate erano grezze e dure e difficili da masticare,di conseguenza di difficile digestione,per questo motivo per essere consumate venivano inzuppate nell’acqua.

Scienziati e archeologi non sono stati in grado di stabilire il periodo esatto in cui venne scoperto il lievito.Probabilmente l’origine del lievito madre si può attribuire a un errore,un impasto di farina e acqua dimenticato in un angolo caldo,che fermentando diede origine a una pasta acidula,che comunque per evitare sprechi venne ugualmente messa a cuocere ottenendo come risultato finale,un pane più soffice.

Gli Egizi furono i primi a perfezionare la tecnica della lievitazione,dando origine alla figura professionale del fornaio,mentre i Greci furono in grado di produrre ben 72 tipi di pane,per la varietà di cereali presenti in Grecia e che offrivano alle loro divinità.

I Romani infatti conobbero il pane grazie alle conquiste militari,attraverso il contatto con la grande civiltà greca e diedero vita alla “corporazione dei pistores”,una prima forma di associazione dei forni pubblici che sorsero numerosi.

Valeria Di Bella

Il ministro Valeria Fedeli propone un corso universitario                                      per diventare cuochi


Istituire un corso universitario di gastronomia,che formi sia a livello didattico che pratico i futuri cuochi. Questa è la proposta del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli,sostenuta da “Italia a Tavola”,per l’esigenza di una formazione più completa e competente in campo gastronomico.

L’Italia infatti è ai primi posti nella cucina mondiale,vanta dei vini in crescente popolarità,chef apprezzati in tutto il Mondo e un settore alberghiero fra i più specializzati e ospitali.

Se esiste una domanda qualificata che proviene dagli studenti,le “Lauree professionalizzanti”,inserite nel corrente anno accademico ,rispondono con l’unione della formazione al mondo del lavoro.

Una scelta che non diventa settoriale,ma al contrario prevede una formazione trasversale,con altre competenze culturali della tradizione italiana,come territorio e materie prime.

Un corso di studi dove i futuri cuochi approfondirebbero in modo serio la chimica,la biologia,la nutrizione,unite alle materie più tecniche proprie della professione e un’opportunità per chi,diplomato alla scuola alberghiera,potrebbe proseguire gli studi per una formazione più ampia sulla ristorazione e accoglienza.

Un salto di qualità,se consideriamo il fatto che già negli Stati Uniti e in Francia sono già presenti delle università del food e in Italia non ancora,nonostante la nostra eccellente tradizione enogastronomica.

Valeria Di Bella

Quoziente intellettivo elevato nelle persone che restano vigili durante le ore notturne


 

Lo psicologo Satoshi Kanazawa, insieme ai colleghi della London School of Economics and Political Science, ha dimostrato attraverso numerosi esperimenti che le persone con un valore alto di quoziente intellettivo vanno a dormire tardi.

Il famoso detto italiano “chi dorme non piglia pesci” ha un fondo di verità, infatti è stato dimostrato anche che dormire troppo fa male.

Dormire però fa bene alla salute, l’essere umano ne ha bisogno ed è corretto per un adulto riposare 7-8 ore a notte.

Una ricerca effettuata dall’Università di Madrid ha rivelato, in base ad un’analisi condotta su 1.000 studenti, che chi va a letto tardi e si sveglia tardi la mattina non è pigro bensì i suoi ragionamenti risulterebbero più strutturati.

È ovvio che andando a letto tardi la mattina si faccia fatica ad alzarsi perché in ogni caso l’organismo ha bisogno di riposare.

È risaputo, come si vede nei film, come si legge nelle biografie di scrittori e scienziati, che le vite di queste persone “fuori dal comune” si sviluppano più durante la notte che di giorno.

Durante la giornata si è distratti da innumerevoli fattori, la notte invece mentre tutti dormono magari si trova la serenità di sviluppare pensieri più articolati e profondi.

A rafforzamento di questa teoria uno studio condotto dalla docente Marina Giampietro,

del dipartimento di psicologia dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha dimostrato che c’è una forte relazione anche tra il dormire e la creatività.

Dopo aver interrogato 120 persone sulle proprie abitudini gli è stato chiesto di eseguire delle prove al fine di misurare la creatività.

Il risultato fu che le persone che andavano a letto tardi e si svegliavano tardi al mattino erano le più creative.

Chi riesce a concentrarsi nelle ore notturne va contro le convenzioni che obbligano l’uomo ad adattarsi al ritmo del sole che divide il giorno dalla notte. Chi si oppone, inconsapevolmente, ai ritmi stabiliti e segue quelli del proprio corpo non è solo più intelligente ma anche creativo e in alcuni casi stravagante, caratteristica che distingue le persone che possiedono questo dono.

Laura Ciancio

 

 

 

 

 

Fuoco! Food Festival: alla riscoperta dell’antico legame tra cucina e agricoltura


Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre ritorna nella sua seconda edizione il festival sul cibo di Buccheri. Fuoco! Food Festival, un evento che vedrà in questa edizione nomi di chef noti, tra i quali Ciccio Sultano, Renato Bosco, Pino Cuttaia, Franco Pepe e Jean Marc Vezzoli, preparare i propri piatti immersi nella natura, nel bosco della Contessa, lontani dalle loro solite postazioni di lavoro, dalle grandi ed attrezzate cucine.

Il fuoco e i prodotti dei Monti Iblei sono protagonisti assoluti dell’evento che mira alla valorizzazione del territorio e a stabilire un legame intenso tra cucina e agricoltura.

Oltre 30 chef provenienti da tutta l’Italia parteciperanno al festival e saranno “costretti” a cucinare usando solo il metodo tradizionale: il fuoco.

L’evento vede coinvolti anche i Borghi vicini: a Palazzolo Acreide ci sarà la cena di benvenuto; Ferla accoglierà alcune conferenze sul tema cibo e salute; a Sortino si terrà la giornata conclusiva che coincide con il festival del miele.

Un modo per raccontare il territorio, le tradizioni e la produzione agricola perché solo attraverso il racconto si può far conoscere una storia, un Paese.

I turisti sono sempre più attratti dagli itinerari gastronomici, d’altronde l’Italia e la Sicilia sono conosciute nel mondo anche, e soprattutto, grazie alla propria tradizione culinaria e vinicola. Ritrovare il contatto con la natura, madre di tutte le cose, per capire la tradizione e riscoprire i piatti di un tempo è l’obiettivo.

Questa è la Sicilia che si vuole far conoscere, che vuole essere raccontata, che vuole tornare ad essere al centro dell’attenzione per avere nuovamente quel sofisticato e prezioso prestigio che da sempre la distingue ma che per troppo tempo è stato coperto dall’ignoranza.

Per saperne di più: https://www.fuocofoodfestival.it

Laura Ciancio

Festival Pro Loco del Veneto: a Piazzola si celebrano oltre 70mila volontari


Due giorni di manifestazioni nella festa delle feste, tra proposte culturali e prodotti tipici del Veneto.

Follador: “Ogni anno 5mila eventi e oltre 5milioni di visitatori con un bilancio da 37milioni l’anno siamo la prima “industria di eventi” della Regione, ma soprattutto il baluardo della tradizione e i difensori dell’anima dei nostri territori”.

Piazzola sul Brenta (PD), 29 Settembre 2017 – Per due giorni sarà la festa delle feste: sabato 30 settembre e domenica 1 Ottobre, Piazzola sul Brenta ospiterà il primo Festival delle Pro Loco del Veneto. Decine e decine di associazioni (più di 100) provenienti da tutte le province sono pronte a convergere nella bella cittadina padovana, assieme alle delegazioni di quindici  regioni italiane.

Sarà un tripudio di sapori e piatti della tradizione: alcuni davvero “in via di estinzione”, dai piatti con oca, bisàta e trippe, dal baccalà alla vicentina allo spezzatino di musso, dai bòvoi al risotto con le rane, dal latte di gallina ai bògoi. Un Veneto DOC che ritrova in un’unica piazza tutta l’autenticità della sua cucina e l’affabilità della sua gente sincera, che ama ancora ritrovarsi nelle feste di paese.

Ci saranno filò e cantastorie, bande musicali e gruppi folkloristici, ludobus con giochi in legno e fuochi d’artificio. Con questo spirito per due giorni Unpli, l’Unione Pro Loco del Veneto, vuole celebrare e far conoscere il ruolo fondamentale che le associazioni svolgono in Veneto.

Un festival che abbraccerà i 15 comitati regionali che hanno accolto l’invito e che sabato 30 settembre  raggiungeranno Villa Contarini con prodotti tipici e specialità gastronomiche preservate, tra questi: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Sardegna, Trentino e Umbria.

Cosa sarebbe il Veneto senza Pro Loco? Sparirebbe di colpo un mondo fatto di 535 associazioni iscritte all’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco), praticamente una per comune. Si creerebbe un vuoto incolmabile: sparirebbero di colpo quasi 70mila volontari tesserati che dedicano migliaia e migliaia di ore a città, borghi, territori.

Si spegnerebbero in un momento le luci, i suoni, i sorrisi di oltre 5 mila eventi l’anno (una media di 10 per associazione): feste, sagre, appuntamenti di valorizzazione enogastronomica che rappresentano l’anima più autentica della nostra regione. Sicuramente, concerti di pop star e rassegne di alta cultura conquistano giustamente i riflettori mediatici, ma nessuno di loro è capace di superare i 5 milioni di visitatori l’anno. E se 8 italiani su 10 frequentano le sagre, i veneti lo fanno di più e con loro i tanti visitatori che affollano la regione più turistica d’Italia.

Il ruolo delle Pro Loco si è fatto, inoltre, più importante sul fronte dell’offerta turistica e culturale, divenuta in questi anni sempre più qualificata grazie alla formazione e alla presenza di una forte componente di giovani (il 14% ha meno di 30 anni): già oggi 1 ufficio turistico su tre in Veneto è gestito dalle Pro Loco. Senza contare che le associazioni hanno spesso in gestione anche aree verdi, sale polifunzionali, musei, biblioteche, rifugi e sentieri: tenendo viva la voce e la memoria soprattutto delle piccole località.

“Il nostro mondo vale a bilancio più di 37milioni l’anno ma, pochi lo sanno, appena il 6% di queste risorse arrivano da contributi pubblici, per il 94% le Pro Loco si autofinanziano dimostrandosi la prima e più importante “industria di eventi” del Veneto. Il nostro Mondo è fortemente coeso attraverso la rete Unpli, ma fino ad oggi non c’era mai stato un momento pubblico di condivisione e festa con i cittadini per dare simbolicamente significato al ruolo delle Pro Loco in Veneto – spiega il presidente regionale Unpli, Giovanni Follador per questo abbiamo voluto istituire il primo Festival Pro Loco, in cui le nostre associazioni metteranno in mostra quanto sanno fare nel campo della promozione locale, della cultura e dei prodotti tipici”.

A farla da padrone saranno le centinaia di stand enogastronomici, ma costantemente di alterneranno anche proposte culturale e di intrattenimento per grandi e piccoli, bande e gruppi folkloristici.

Sarà poi l’occasione per conoscere quella straordinaria ricchezza di proposte messe in campo in ciascuna provincia, per programmare magari una gita nel Veneto ancora da scoprire. Madrina dell’evento Elisa Silvestrin, volto di RAI1.

Eventi come il Festival delle Pro Loco del Veneto, al quale va il mio plauso, consentono di far toccare con mano l’insostituibile azione di promozione turistica e salvaguardia del patrimonio culturale, materiale ed immateriale,  svolta quotidianamente dai volontari delle oltre 6200 Pro Loco d’Italia – afferma il presidente Unpli nazionale Antonino La Spina – allo stesso tempo rappresentano un’imperdibile occasione per un  viaggio alla scoperta di tradizioni e sapori spesso vivi solo grazie all’operosità dei nostri volontari che non smetterò mai di ringraziare“.

PROGRAMMA

Sabato 30 settembre 2017 

Dalle ore 14.00 Apertura Stand

Esibizione Bande Musicali

Gruppi Folcloristici

Gruppi Pro Loco:  Nane Stropa – cantastorie veneto, Gruppo Folcloristico Marchigiano, Serenissime Danze, I fioi del filò,  Vita d’altri tempi Correzzola,  Presentazione del Festival, “Veneto spettacoli di mistero” – Roberto Frison

Attività di animazione a cura dell’Atelier Teatrale Carronavalis

Ore 20.30  Spettacolo di cabaret “TALE E UGUALE SHOW”

Ore 22:00 Chiusura Stand

Domenica 1 ottobre 2017

Dalle ore 10.00 Apertura Stand

Esibizione Bande Musicali

Gruppi folcloristici

Gruppi Pro Loco: Banda musicale Giuseppe Bovo Carmignano, Banda musicale Piazzola sul Brenta, Gruppo Majorettes Loreggia, Gli amanti delle origini contadine di Terrassa Padovana , Gruppo folcloristico Marchigiano, I Pistonieri dell’Abbazia.

Attività di animazione a cura dell’Atelier Teatrale Carronavalis

Ore 11.30 Scalinata Villa Contarini: Inaugurazione ufficiale Festival Pro Loco del Veneto.

Dalle ore 15.00

 Esibizione Bande Musicali

Gruppi folcloristici

Gruppi Pro Loco:  Gruppo folcloristico Marchigiano,  I Pistonieri dell’Abbazia,  I Ruspanti,  Majorettes  Palladio Dance, Serenissime Danze.

Presentazione “Concorso Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio Veneto”– Istituto Grimani di Mestre

La culla delle Fate

Teatro Club – Commedia degli Zanni

Attività di animazione a cura dell’Atelier Teatrale Carronavalis.

Ore 22:00 Chiusura Stand