L’esplosione sull’Etna, tra paura e stupore



Sei persone in ospedale a causa della caduta di materiale piroclastico

 

Giovedì 16 marzo l’Etna ha fatto un brutto scherzo a 10 dei suoi visitatori, 6 dei quali sono finiti in ospedale a causa della caduta del materiale piroclastico che li ha colpiti.

Fortunatamente nessuna delle persone vittime dell’incidente è in pericolo di vita.

Oltre le guide e gli escursionisti, tra gli sfortunati colpiti mentre si trovavano sul Belvedere a 2.700 metri di altitudine, c’erano anche Boris Behncke, uno dei vulcanologi dell’Ingv l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e la giornalista della Bbc Rebecca Morelle.

 

Secondo gli esperti l’esplosione di uno dei crateri del vulcano più alto d’Europa, che ha avvolto gli escursionisti tra cenere e lapilli, è stata causata dall’incontro tra la lava incandescente e la neve ghiacciata.

Il comune di Nicolosi aveva dato l’allarme e proibito alle persone di avventurarsi in escursioni senza le guide esperte. Il gruppo malcapitato, composto anche da tre turisti inglesi e tre francesi, è riuscito a mettersi in salvo grazie alle guide che conducevano il gruppo.

Non è da escludere che l’episodio possa ripetersi anche perché queste esplosioni, denominate freato-magmatiche, sono probabili in situazioni come quella in cui si trova l’Etna adesso: tra fuoco e ghiaccio.

Dall’Ingv il vulcanologo Marco Neri spiega che in questi casi la dinamica è simile a quella di una pentola con l’acqua bollente ed il coperchio chiuso: la neve si è sciolta, a causa del calore della lava, si è vaporizzata sotto la colata ed ha causato l’esplosione dei lapilli.

 

L’Etna resta sempre un vulcano attivo e, per quanto affascinanti possano essere le dinamiche di questo gigante lavico, esperti e turisti dovrebbero lasciare alle spalle l’eccessiva curiosità per salvaguardare la salute perché eventi del genere sono tanto attesi quanto imprevedibili.

 

Laura Ciancio

 

 

 

Ad aprile il nuovo iPadPro


Il 27 Gennaio del 2010, dal palco dello Yerba Buena Center for the Arts Theater, il CEO di Apple, Steve Jobs, presentava l’iPad, un tablet basato su piattaforma operativa iOS dotato di un display multitouch da 9.7 pollici di diagonale ed una risoluzione di 1024 x 768 pixel.
Come per altri prodotti di Apple, non si trattava del primo tablet della storia, anzi, sul mercato già erano presenti all’epoca dei modelli di altri produttori. Eppure, l’iPad può essere considerato il tablet che avviato la diffusione di massa di questa tipologia di device. 
Anche per iPad non mancarono critiche: non aveva porte USB e non aveva slot di espansione. Il processore era un Apple A4, lo stesso di iPhone 4, un Cortex-A8 da 1GHz con 256MB di RAM. Due le versioni, con e senza connettività 3G, e tre i tagli di memoria: 16GB, 32GB e 64GB.
L’iPad sarebbe arrivato sul mercato statunitense raggiungendo in soli 28 giorni un milione di unità vendute. A distanza di ulteriori 30 giorni vennero toccati i due milioni di unità. In Italia, la commercializzazione del primo iPad iniziò il 28 maggio del 2010. 
Nel 2011, con la seconda generazione, arrivarono la webcam anteriore ed una fotocamera posteriore da 0.9 megapixel. Con la terza generazione, arrivata a Marzo del 2012, venne utilizzato un Retina Display con risoluzione da 2048×1536 pixel. iPad 3 rimase sul mercato per soli 7 mesi, a differenza dei precedenti modelli che in media restavano in commercio per un anno.
Nell’ottobre del 2012, infatti, fu annunciato iPad 4 che vide l’introduzione del connettore Lightning oltre al solito aggiornamento hardware. Con iPad 4 fu anche annunciato il primo iPad mini.
La quinta generazione di iPad, annunciata nel 2013, non ha più un numero nel nome ma viene chiamata “iPad Air”. Arriva un nuovo design, più leggero, sottile e con una cornice notevolmente ridotta, ed arrivano anche i processori a 64 bit. Viene aggiornato anche iPad mini con hardware simile e con un display più definito.
L’anno successivo, con iPad Air 2 viene introdotto il TouchID che arriva anche sul iPad mini che per il resto rimane del tutto identico al suo predecessore. iPad Air 2 adotta anche un nuovo tipo di display a laminazione completa con trattamento antiriflesso.
Il 2015 è l’anno di iPad Pro con un display da 12.9 pollici da 2732×2048 pixel, 4GB di memoria RAM, processore Apple A9X e supporto alla Apple Pencil ed alla Smart Keyboard. Il 21 Marzo del 2016 gli si affianca anche una versione da 9.7 pollici con 2GB di RAM, fotocamera da 12 megapixel posteriore e 5 megapixel anteriore.
Adesso Apple spinge sulla produzione dell’ultimo capolavoro: il nuovo iPad Pro da 10,5 pollici e potrebbe essere pronta a svelare il tablet fra poche settimane, i primi di aprile. La nuova indiscrezione arriva dal sito taiwanese Digitimes, secondo il quale l’occasione del lancio dovrebbe essere l’evento per l’inaugurazione del campus Apple Park, la nuova avveniristica sede della compagnia progettata da Steve Jobs e soprannominata “l’astronave” per via della sua forma sferica. Il modello da 10,5 pollici, su cui si vocifera in rete da almeno un mese, andrebbe ad aggiungersi alla linea di iPadPro che pure sarà completamente rinnovata. Il nuovo formato sarebbe pensato per scuole e imprese. Insieme all’iPadPro da 12,9 pollici, riporta Digitimes, sarà per Apple il tablet di punta di fascia medio-alta per il 2017.

Giusi Lo Bianco

Catania, Stop and Go



Il Catania esce sconfitto dalla trasferta di Lecce; il cambio alla guida tecnica, dopo le dimissioni di Petrone e l’incarico affidato a Pulvirenti, non ha sortito gli effetti sperati. Gli etnei giocano una partita molto attenta, ma la scarsa precisione offensiva crea un problema molto importante. Pisseri è il migliore del Catania, salvando più volte la squadra dal subire altri gol. Seconda sconfitta consecutiva, come non era mai successo quest’anno. I rossazzurri non stanno vivendo un gran momento sia sul piano fisico sia su quello mentale. In Formula 1 quando un pilota viene penalizzato deve rientrare ai box e stare fermo 5-10 secondi nella postazione di sosta, per poi ripartire e cercare di vincere il Gran Premio. Analoga è la situazione del Catania, che deve spingere al massimo per cercare di recuperare la condizione e i punti in classifica per puntare ai play-off; la ripartenza deve essere immediata perché si rischia di compromettere definitivamente questa stagione calcistica. Mister Pulvirenti questa settimana proverà nuove situazioni tattiche per cercare di uscire da questo brutto momento. La tifoseria chiede risposte immediate dalla squadra, gli ultimi anni di delusioni hanno inasprito l’ambiente, che infatti non permette passi falsi. Le prossime partite sono fondamentali, perché si avvicina alla fine della stagione regolare. Avanti Catania!

Gianluca Gangi

Agrumi di Sicilia


La Sicilia in ogni stagione si riempie di fragranze e colori. I limoni, i cedri e le arance siciliane sono richiesti in tutto il mondo eppure forse pochi siciliani conoscono le origini dei frutti più buoni che dona questa terra.

In realtà gli studiosi sostengono che il primo agrume della Sicilia sia il cedro, la cui origine deriva dal Sud della Cina precisamente Indocina e Birmania. Stiamo parlando di duemila anni prima di Cristo. La coltivazione del cedro si iniziò a diffondere in India per poi arrivare fino alla Mesopotamia. Popoli come gli Assiri, i Babilonesi e gli ebrei attribuirono a questo frutto un significato religioso. In particolare si ritiene che gli ebrei, liberatisi dalla schiavitù, abbiano diffuso la coltura del cedro durante il loro mitico cammino alla ricerca della terra promessa.
Nel 327 a.C. Alessandro il grande, durante la missione che portò l’esercito greco in India, notò la luminosa pianta dai frutti tondeggianti e la fece studiare dai botanici.
Teofrasto (372-287 a.C.) fu il primo greco che citò e descrisse il cedro nei suoi particolari.

Esiste però un mito che attribuisce ad Ercole la paternità della diffusione degli agrumi. Secondo questo mito Ercole dovette affrontare ben 12 prove della quale la penultima era quella di impossessarsi dei “Pomi Aurei”, destinati ad essere il dono per le nozze di Era, custoditi nel giardino delle Esperidi (le ninfe Egle, Aretusa, Iperetusa) a cui faceva la guardia un mostro che poi venne sconfitto dall’eroe. Secondo un’interpretazione etimologica il giardino delle Esperidi doveva trovarsi nell’odierno Marocco, un tempo Mauritania. Ancora oggi il termine “esperidio” si usa per indicare gli agrumi.

Negli scritti di Plinio si trovano citazioni sul cedro, il che fa dedurre l’estensione della coltura della pianta in tutta la Grecia.
I greci passarono questa conoscenza ai Romani che chiamarono il frutto “malus medica” e solo in seguito “Citrus”. I Romani, come i greci, conoscevano inoltre il limone ed anche le lime.
La più antica testimonianza degli agrumi in Sicilia però risale al II secolo d.C., infatti risale a quel tempo un’antica rappresentazione musiva all’interno della Villa di Casale Piazza Armerina nella quale sono raffigurati dei cedri.

Nell’827 d.C l’isola dalle mani dei Romani passò a quelle degli Arabi diventando centro della cultura islamica. Proprio questo popolo diffuse la coltivazione degli agrumi in tutta la Sicilia. Secondo lo studioso Prof. Francesco Calabrese gli Arabi portarono in Sicilia l’arancio amaro. A quei tempi si usavano gli agrumi a scopo ornamentale, per creare essenze e per medicamenti.
Butera, il poeta arabo siciliano vissuto verso la metà del 1100, scrisse i seguenti versi:

“Le arance dell’isola sono simili a fiamme
brillanti tra rami di smeraldo
e i limoni riflettono il pallore di un
amante che ha trascorso la notte in lacrime
per la lontananza (dell’amata)”.

Quando la Sicilia venne conquistata dai Normanni la conoscenza degli agrumi si espanse ancora di più. Lo storico Hugo Falcandi (1154-1169) nella sua opera “Historia de rebus in Siciliae regno” citò per la prima volta le “Arengias”, che descrive come frutti contenenti un succo per nulla agro, è la testimonianza della comparsa delle arance dolci.
È solo verso la fine del Medioevo che però si trovano notizie certe che riguardano la diffusione delle arance dolci, che dalla Liguria venivano esportate nelle altre regioni.
Nel 1600 comparve la prima acqua di Colonia con la profumazione dei fiori d’arancio, creata da Giovanni Maria Farina, il cui nome deriva dalla città di Colonia in cui la vendette per la prima volta.
Dalle terre liguri in cui gli agrumi erano maggiormente coltivati si passò presto alla Sicilia, che grazie al suo clima mite possedeva le condizioni adatte per la coltura.
Ferdinando Alfonso Spagna, tra il 1868 ed il 1875, scrisse due trattati sull’agrumicoltura in Sicilia. È con la scoperta dell’acido citrico (Scheele) estratto dai limoni che si affermò definitivamente la tradizione agrumicola in Sicilia.
Il mandarino ed il pompelmo si diffusero invece intorno al 1810.

La Sicilia fino a poco tempo fa aveva una produzione agrumicola che superava i 25.000.000 di quintali all’anno detenendo il primato nelle esportazioni verso le altre regioni italiane.
Oltre 4000 anni di storia hanno dimostrato che la Sicilia è una tra le terre più produttive al mondo, sarebbe un grave errore smettere di sfruttare questo grande potenziale.

Laura Ciancio

(La fotografia è stata presa da http://www.aurantia.it)

Ritorna il Nokia 3310


Tre nuovi smartphone e un telefono cellulare ‘classico’, senza schermo touch, sono i protagonisti del ritorno sul mercato mobile del marchio Nokia, grazie alla casa finlandese HMD Global. Grigio, con uno schermo a cristalli liquidi bicolore, il Nokia 3310 ha fatto la storia della telefonia mobile ed è stato alla base del successo del 2000 che ha permesso alla casa finlandese di dominare il mercato dei cellulari per anni. A Barcellona il nuovo Nokia 3310 si è ‘mostrato’ pieno di colore (giallo, rosso, blu e grigio) e con una batteria che dovrebbe durare più di 20 giorni in stand-by.

Ma le forme arrotondate sono le stesse di 17 anni fa e lo schermo, da 2,4 pollici, è a colori ma non ‘touch’. E’ evidentemente pensato per chi usa il cellulare principalmente per telefonare e per questo è anche dotato di dual sim. Accanto al nuovo 3310, HDM global, che non ha rapporti diretti con Nokia ma che comunque accoglie all’interno del suo Cda dei rappresentati della casa ‘madre’ del marchio, presenta tre nuovi smartphone: il nuovo Nokia 6, che offre prestazioni e intrattenimento immersivo in un design raffinato; il Nokia 5, elegante smartphone che sta nel palmo di una mano; e il Nokia 3, che assicura “qualità senza precedenti a un costo accessibile”.

La nuova gamma di smartphone Nokia, che utilizza il sistema operativo Android Nougat, disporrà di Google Assistant, una prima al di fuori dei device a marchio Google.

Ovviamente, non si hanno cifre e dati certi, e nemmeno è possibile azzardare paragoni con gli attuali smartphone. E’ certo, però, che il solo nome, ed evidentemente le presentazioni a Barcellona, sono bastati agli acquirenti a riaccendere la fiducia incondizionata verso lo storico marchio, un tempo dominatore assoluto della telefonia.

I preordini sembrano confermare che l’hype iniziale si è trasformato in un interesse concreto, che ha portato i consumatori a richiedere il terminale. A riprova di ciò, la società di ricerca Captify sostiene che l’interesse per il marchio Nokia, subito dopo gli annunci al MWC 2017 è aumentato dell’800%.

Anche l’interesse nei vettori è salito in modo esponenziale, che potrebbero riavvicinarsi a Nokia per il lancio dei futuri terminali: il MWC17, infatti, è solo l’inizio del lungo percorso che la società finlandese intende percorrere. Per il momento però è consigliabile registrare i preordini di Nokia 3310 nelle curiosità e attendere altre informazioni e soprattutto numeri concreti prima di parlare di successo.

Giusi Lo Bianco

CS – “Solo Sicilia”, al via il tour delle idee per cercare soluzioni per la “sopravvivenza”


foto

Al via il tour delle idee di “Solo Sicilia”. Obiettivo: dare voce ai siciliani e definire, dal basso, le priorità per un rilancio serio, vero e partecipato. Si comincia domenica, 5 marzo ore 10.30, a Caltanissetta. All’istituto “Testasecca” si svolgerà una convention dal titolo “La Sicilia prima di tutto. Il contenitore di idee e progetti, nato lo scorso mese di novembre, in una nota sottolinea che vi è “un silenzio assordante, inspiegabile e per certi versi preoccupante dell’intero panorama politico regionale”.
“SoloSicilia” – prosegue la nota – intende fare sentire la propria voce incontrando il territorio per raccogliere spunti, proposte, suggerimenti che provengono dalla gente. Piuttosto che parlare di Europa, è opportuno prima parlare di Sicilia e “rientrare in Italia”. “È sconcertante – affermano Vincenzo Mattina e Ruggero Strano, membri del direttivo dell’associazione – registrare a pochi mesi dal voto per le regionali, solo una “girandola impazzita di cognomi” senza che a questi corrisponda un solo straccio di idea utile al rilancio economico, sociale, culturale e imprenditoriale di una Sicilia che non ne può più. Piuttosto che interrogare il territorio sui propri bisogni ed esigenze – ragionano i due esponenti di SoloSicilia – assistiamo attoniti ai soliti giochetti di potere di una classe politica autoreferenziale, pigra e distante sempre più dai siciliani.
Abbiamo bisogno di normalità, solo questo. Noi di SoloSicilia, vogliamo reagire e non essere partecipi di questa “cronaca di una morte annunciata” che mette sempre più a repentaglio il futuro dei nostri figli, della Sicilia e dei siciliani tutti. Ecco perché – concludono Mattina e Strano – a partire da Caltanissetta, incontreremo centinaia di studenti, artigiani, agricoltori, pensionati, donne e uomini, siciliani, per discutere, dibattere, studiare insieme “soluzioni per la sopravvivenza” da offrire ad una classe politica che si ricorda della nostra terra, solo ogni 5 anni, mortificando aspettative, sogni e speranze di quanti, e siamo in tanti, credono che la Sicilia sia la regione più bella del mondo, ma anche la più maltrattata, vilipesa e umiliata”.

Giorno 11 marzo, l’associazione di cultura politica e sociale, “siciliana e sicilianista” come amano definirla i fondatori, sarà presente a Castel di Iudica, per affrontare e dibattere le problematiche dell’area del calatino e dell’entroterra siciliano. Altri appuntamenti sono previsti a Enna ed Agrigento in primavera.

Comunicazione
Antonello Zitelli
360.400524

http://www.antonellozitelli.it