Ausiliari ospedale “Policlinico”, ieri in Prefettura raggiunto l’accordo per la salvaguardia dell’applicazione contrattuale. Soddisfatti Cisl, Uil e Ugl: “Vinta una battaglia a tutela delle figure professionali di Osa e Oss.”


E’ stato raggiunto ieri in Prefettura l’accordo tra la Pfe, l’azienda ospedaliera universitaria “Policlinico – Vittorio Emanuele” e le sigle sindacali provinciali Fisascat Cisl, Uiltucs e Ugl sanità, sulla salvaguardia dell’applicazione del contratto che consentirà di salvaguardare le figure professionali come gli operatori socio assistenziali e gli operatori socio sanitari. Al tavolo coordinato dal vice prefetto Lucia Rafaela Palma, le parti in causa hanno riaperto la trattativa che alcuni giorni addietro in sede aziendale si era conclusa con un nulla di fatto. Una vertenza dovuta al cambio d’appalto che ha visto la società di Caltanissetta aggiudicarsi di supporto assistenziale e di ausiliariato (che interessano circa 200 lavoratori) che in fase di gara ha prospettato l’assorbimento del personale attraverso la firma del contratto collettivo nazionale di lavoro “servizi integrati – multiservizi”, diverso da quello firmato sino ad oggi dai dipendenti che hanno goduto delle prerogative del contratto collettivo delle cooperative sociali dove sono previste le figure dell’Osa e dell’Oss. “Ringraziamo il vice prefetto per la grande attenzione che ha voluto riservare ai lavoratori che chiedevano soltanto di vedersi riconosciuta la reale competenza acquisita che, con il contratto relativo ai multiservizi avrebbero perso, nonostante la Pfe avesse preso l’impegno a mantenere inalterati i livelli salariali – dichiarano i segretari provinciali Rita Ponzo, Sergio Romano e Carmelo Urzì. Grazie anche alla preziosa mediazione del direttore generale dell’Ove, Paolo Cantaro, siamo riusciti ad ottenere da parte della stessa Pfe il riconoscimento dell’attuale situazione contrattuale, con la riproposizione del contratto cooperative sociali, che darà così dignità in particolare a tutti quei lavoratori che erano stati assunti grazie alla qualifica di Osa ed quelli che nel tempo hanno acquisito la qualifica di Oss. Diamo atto all’azienda appaltante di aver compreso la nostra esigenza, che mira ad affermare la dignità di ogni singolo lavoratore ed assicurare ai reparti ospedalieri le giuste figure professionali a garanzia di un servizio all’altezza del contratto nazionale di categoria applicato.”

L’amore non uccide! Inaugurazione della Panchina Rossa presso il Comune di Cassaro


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Si è svolto martedì scorso il convegno per contrastare il femminicidio, organizzato dall’associazione culturale “Mi.Ra.Ga” e patrocinato dal Comune di Cassaro,in collaborazione con “Acicastello Informa”, la nostra testata giornalistica online.
A portare la loro toccante testimonianza,Vera Squatrito,madre di Giordana Di Stefano,giovane mamma di una bambina e bravissima danzatrice piena di sogni e aspirazioni ,uccisa a 20 anni dal suo ex fidanzato il 7 ottobre 2015 e Giovanna Zizzo,madre di Laura,la più piccola di quattro fratelli,una bambina dolcissima uccisa dal padre a 12 anni il 22 agosto 2014,tragedia alla quale è sopravvissuta per miracolo la sorella Marica,ferita gravemente dallo stesso.
Di fronte a una sala gremita da un pubblico commosso dalla forza e dal coraggio di queste madri,Vera e Giovanna hanno ripercorso quei momenti terribili,che le hanno strappate all’amore delle loro figlie,affermando con determinazione che hanno intrapreso un percorso che ormai considerano la loro missione per fermare la violenza che purtroppo,spesso,degenera nel femminicidio. Perchè solo chi ha provato un dolore così grande può essere in grado di comprendere l’ importanza della prevenzione e soprattutto della reale efficienza delle istituzioni che difendono i cittadini. Un dolore così grande che però,hanno ribadito,non grida vendetta,ma certezza della pena e giustizia per queste morti inaccettabili,in un Paese dove purtroppo non mancano mai le difficoltà processuali e gli assurdi sconti di pena con
attenuanti.
A concludere il dibattito,il sindaco Mirella Garro,la quale ha puntato l’attenzione sulle discriminazioni di genere e sugli interventi educativi da mettere in atto già dall’infanzia per infondere il senso del rispetto reciproco in una società civile.
Subito dopo il convegno,in una delle vie principali di Cassaro,è stata inaugurata la Panchina Rossa,con una targa commemorativa,dedicata a Laura,Giordana e tutte le vittime innocenti di femminicidio e ormai divenuta simbolo di un percorso di sensibilizzazione ed educazione al vero amore.

 

Valeria Di Bella

ABOLIRE L’IRAP SI PUÒ: ECCO COME!


L’ Imposta Regionale sulle Attività Produttive è il tanto contestato tributo che incide sulla produttività delle imprese ( società ed enti commerciali) il cui scopo è la commercialità. Qualcuno ha utilizzato il suo acronimo per definirla “Imposta Rapina”, per via del pesante carico a cui sono soggette le imprese produttive. Basti pensare che l’Irap va versata al fisco anche se si registrano perdite di esercizio, con tutte le gravose conseguenze che comporta.

È stata istituita nel 1998 dal governo Prodi, rimpiazzando le altre imposte regionali Ilor, Iciap, Tosap, etc. La cosa sorprendente è che il 90% di gettito è conferito alle regioni al fine di sovvenzionare il “Fondo Sanitario Nazionale”.

Ovviamente la questione non è stata esente da polemiche, ritenendo assurdo gravare le imprese di tale onere. Inoltre si è parecchio discusso sulla costituzionalità dell’Irap, sia nel nostro ordinamento che in quello comunitario, in quanto è stata riscontrata una sorta di analogia con l’IVA, violando il divieto di istituire imposte della stessa fattispecie. Nonostante ciò, la Corte di giustizia dell’UE ha dichiarato la “compatibilità” dell’imposta col diritto comunitario. Anche le nostre Corti di cassazione hanno ricevuto parecchi ricorsi per altre questioni, attinenti per lo più alla contestazione dei lavoratori autonomi “privi di autonoma organizzazione” al pagamento del tributo. Alcuni sono ancora pendenti, altri respinti.

Ma allora come si potrebbe fare per liberare le imprese dall’incubo dell’IRAP?

Beh, una proposta interessante ed, a mio avviso, intelligente, è stata quella del giovane economista Eugenio Benetazzo. In pratica suggerirebbe di sostituire l’Irap con una nuova tassa : la “Healt Tax”, già presente in alcuni stati dell’area scandinava.

In buona sostanza la la Healt Tax inciderebbe sugli stili di vita che in qualche modo graverebbero  nel  prossimo futuro sulla spesa sanitaria,come, ad esempio, il consumo eccessivo di  junk food o delle bevande alcoliche o gassate. In effetti alla lunga tali abusi condurrebbero  inevitabilmente a malattie , disfunzioni, obesità. Dunque tassare gli eccessi e rieducare il cittadino ad uno stile di vita sano, partendo dal medico di base, incentivandolo, attraverso un sistema premiante( come già avviene in Gran Bretagna), nel seguire i suoi assistiti in un percorso rieducativo alimentare e salutistico , condurrebbe ad una minore incidenza della spesa sanitaria, il cui costo sarebbe a carico di chi teoricamente  lo genera.

Valeria Barbagallo

 

Vertenza Coop Sicilia, dalla Ugl terziario Catania ancora un secco no ai 273 licenziamenti: “Per rientrare nei numeri del piano industriale si trovino soluzioni che non danneggino i lavoratori”


 

 

Ancora una battuta d’arresto per la vertenza Coop Sicilia. A conclusione dell’incontro di ieri  l’azienda e le sigle sindacali di categoria, Ugl terziario e Faisa Cisal, sono rimaste distanti nelle loro posizioni. Da una parte infatti gli esponenti del gruppo italiano della grande distribuzione organizzata hanno ribadito la volontà di procedere al licenziamento di 273 unità nella sola area di Catania o, in alternativa, proporre un accordo agli stessi dipendenti che prevede la rinuncia al godimento di alcuni diritti previsti da contratto. “Stiamo continuando a lottare affinchè neanche uno di questi lavoratori perda il proprio posto – affermano Carmelo Catalano e Vito Tringale per Ugl terziario e Paolo Magrì per Faisa Cisal. A Coop abbiamo ribadito che, rispetto al piano presentato, il numero degli esuberi prospettati ci sembra alquanto esagerato, così come appare assurdo che per rientrare dal debito l’azienda propoga pesanti sacrifici ai lavoratori se vogliono continuare a mantenere lo stato occupazionale. Rimaniamo su questa posizione, ma allo stesso tempo auspichiamo si possa trovare un punto di incontro che possa tenere conto di un’eventuale ricollocazione di gran parte di questi dipendenti nei nuovi punti vendita che saranno aperti già nei prossimi mesi in molti centri della provincia, ma che anche eviti pesanti ripercussioni prima di tutto di ordine economico, su questi lavoratori e le loro famiglie. Ci spiace non si sia trovata un’intesa al tavolo istituito in sede aziendale – concludono i sindacalisti. Da parte nostra, però siamo già pronti a ribadire la nostra linea nel corso del vertice che adesso si sposterà sui tavoli della direzione territoriale del lavoro, con la speranza che si possa trovare la giusta mediazione e dare speranza ai 273 impiegati che oggi vedono un futuro sempre più a tinte fosche.”

 

 

Catania, 21 luglio 2017

 

 

 

Il responsabile dell’Ufficio stampa

Davide Bonaccorso

Su Amt, Cgil – Cisl – Uil e Ugl chiamano in causa il Comune: “Ogni giorno è sempre peggio, quasi un bollettino di guerra. Bomba sociale, l’amministrazione prenda in mano la situazione prima che accada qualcosa di grave. Bisogna tutelare lavoratori ed utenza.”



“Per l’Amt ogni giorno che passa è sempre peggio. Senza mezzi, poche linee servite, utenti esasperati e dipendenti picchiati. Nemmeno un bollettino di guerra riuscirebbe a segnare una situazione così disastrosa.” Bastano poche parole a Cgil – Cisl – Uil e Ugl per fornire l’esatta fotografia del tragico momento che sta vivendo l’azienda metropolitana trasporti, messa alle strette da innumerevoli difficoltà che stanno danneggiando il servizio di trasporto pubblico locale. Dopo tavoli, riunioni, proposte, incontri, suggerimenti e proteste, adesso i sindacati lanciano l’ultimo disperato appello chiamando in causa il Comune che della società è proprietario. “Quì c’è il serio rischio che l’Amt diventi una vera e propria bomba sociale, in primo luogo per i gravi disservizi che stanno subendo i cittadini ed in secondo ordine per ciò che potranno continuare a subire i lavoratori – dichiarano con tono preoccupato Alessandro Grasso della Filt Cgil, Mauro Torrisi della Fit Cisl, Franco Di Guardo della Uil Trasporti, Giuseppe Scannella della Ugl trasporti autoferrotranvieri. Chiediamo all’amministrazione comunale, principalmente al sindaco Enzo Bianco, di prendere in mano la situazione perchè si trovino insieme soluzioni utili a superare questa fase drammatica. Neanche nel terzo mondo accade quello che stanno vivendo tutti i giorni i catanesi ed il personale che si reca a lavorare, con dedizione ed abnegazione, nella speranza di poter garantire un servizio efficiente e non viene messo nelle condizioni adeguate. Purtroppo – concludono i sindacalisti – abbiamo dovuto appurare come la governance aziendale non esista più e per questo vogliamo che sia la proprietà, adesso, ad indicarci in prima persona la strada per venir fuori da questa pesante condizione prima che accada qualcosa di grave. Attendiamo dunque un segnale chiaro ed inequivocabile perchè si possa iniziare a porre fine ad una vergogna simile.”

Pubbliservizi, la posizione della Ugl: “Bene il ritorno al confronto sindacale, ma preoccupati per il futuro. Chiediamo l’immediata attivazione di un tavolo permanente con la proprietà



Sull’incontro di ieri tra l’amministrazione di Pubbliservizi e le sigle sindacali, interviene la Ugl per chiarire la propria posizione alla luce degli sviluppi della situazione. “Abbiamo accolto con favore il ritorno al confronto in sede sindacale, che da diverso tempo auspicavamo. Adesso ci auguriamo che il dialogo avviato non venga disperso e continui sull’onta della collegialità. Non possiamo nascondere però la forte preoccupazione per quello che potrà essere il futuro e, per questo, chiediamo che la concertazione venga impostata su due distinti livelli, uno prettamente legato alle problematiche del personale ed un altro connesso alla crisi aziendale, che si possa tradurre in un tavolo permanente con la partecipazione della proprietà. Da parte nostra c’è tutta la volontà di collaborare con l’amministratore Silvio Ontario per individuare, insieme agli altri sindacati, le soluzioni più idonee per far uscire la Pubbliservizi dallo stato di pericolo in cui si trova. Ancora oggi però ci troviamo in attesa di conoscere il necessario piano di rilancio, su cui l’attuale gestione si è scommessa. Riteniamo, infatti, che qualsiasi atto utile ad invertire ogni tendenza negativa instaurata nel passato, a partire dalla vicenda dei superminimi che speriamo vengano presto aboliti a chi non ne ha diritto, dai tagli alle spese e dall’indispensabile spending review, non possa che prescindere da un preciso programma industriale. Responsabilmente, così come tendiamo la mano pur permanendo in stato di agitazione, alla stessa stregua continuiamo a rimanere vigili affinchè tutto possa continuare a svolgersi nel pieno rispetto delle leggi che regolano la conduzione di aziende partecipate come questa. E’ la stessa responsabilità che per Ontario non può prescindere dalla sola fiducia espressa dall’ente proprietario, ma deve principalmente derivare dal rispetto pedissequo delle normative attualmente vigenti.” 

 

Catania, 18 luglio 2017

 

 

 

Il responsabile dell’Ufficio stampa

L’arte ornamentale della famiglia reale di Sissi


 

Vienna, capitale austriaca, romantica ed imperiale nell’immaginario di tutti lo è anche nella realtà; non è ovvio, poiché spesso le città che attraggono il turista non sempre mantengono le aspettative.

Romantica, dicevamo, ma non in senso stretto.

Vienna è riuscita negli ultimi venti anni a mantenere in tutto e per tutto il suo stile imperiale ma ha saputo unire, senza timore, modernità alla propria architettura. Basta cogliere il riflesso della cattedrale di Santo Stefano sulla facciata specchiata posta di fronte ed appartenente ad un hotel. Oppure soffermarsi con lo sguardo anche sui tetti dei più antichi edifici del centro. Ma badate bene a certe cose i viennesi non rinunciano, interni in legno pregiato, solai ancora in legno accanto a doppi infissi che aiutano a non soffrire le differenze di temperature tra l’inverno e l’estate.

Da cosa nasce questa intraprendenza mista alla tradizione?

A me piace immaginare che questo modo di pensare una città in “evoluzione”, di concepirla come sempre nuova, risalga al gusto ed alla passione che la famiglia reale metteva nei propri lavori ornamentali che troviamo tutt’oggi in bella vista nelle loro regge.

Un giro presso la residenza estiva degli Asburgo di Schloss Schönbrunn nel quartiere ormai non più periferico di Hietzing, agli appartamenti imperiali e al museo di Sissi nel complesso dell’ Hofburg al centro della Capitale per poter capire di cosa parlo.

I componenti della famiglia reale erano educati sin da piccoli ad amare e ad impadronirsi delle tecniche di disegno con china, ad esempio, o a saper riconoscere materiali di pregio, spesso provenienti dall’oriente.

A quel tempo era d’uso viaggiare in quei luoghi enigmatici e fantasiosi come la Cina, l’India o il Giappone e da li ritornare con carte decorate con personaggi e colori mai visti nel vecchio continente o con porcellane preziose e delicate oggi visibili grazie all’esposizione della “Silver Collection”.

Un tour per capire la quotidianità degli Asburgo, gli intrecci di corte e le abitudini della famiglia. È quindi possibile per l’ospite attraversando le stanze imperiali ammirare le pareti ornate con giochi di cornici e stampe che venivano personalmente ritagliate dai componenti della famiglia reale. Il visitatore potrà così sprofondare in una camera ammorbidita dal blu della china usata per disegni che abbelliscono a centinai, in ogni forma e con ogni sfumatura, le stanze orientali.

I figli dell’arciduchessa regnante d’Austria, regina regnante di Boemia e di Croazia e Slavonia, duchessa regnante di Parma e Piacenza, duchessa regnante di Milano e Mantova e inoltre granduchessa consorte di Toscana e imperatrice consorte del Sacro Romano Impero e di Francesco I, già duca di Lorena col nome di Francesco III Stefano, erano, a mio avviso, dei veri maestri nel disegno e mostravano già un incarnata sensibilità verso la scelta dei soggetti da rappresentare. Importante sottolineare come i figli venivano indirizzati a scegliere quello che oggi definiremmo un hobby  alla quale dedicarsi dalla pittura al giardinaggio.

Scegliere è la parola d’ordine. Se da un lato l’imperatore Francesco Ferdinando, instancabile nei suoi impegni, sembrava accontentarsi di un mobilio raffinato ma senza troppi orpelli, sua moglie, l’amata Elisabetta, soprannominata Sissi, conosceva benissimo le porcellane orientali tanto da amare risiedere in una camera con piccole mensole ricolme di bianche ed azzurre porcellane. Inoltre, perdendosi nel museo delle argenterie si viene innalzati in una realtà sfarzosa e pregevole, un chiaro simbolo di opulenza e di importanza, dell’arte dell’oreficeria, dell’argenteria, della decorazione della porcellana degli innumerevoli servizi, maestranze che oggi di sicuro invidieremmo. Menzione speciale per il “Milan Centrepiece” (1838) commissionato dall’impresa di Luigi Manfredini per segnare l’incoronazione dell’Imperatore Ferdinando I d’Austria come Re di Lombardia e di Venezia. Oggetti che tramandano la storia del nostro continente ma che giovano alla comprensione anche delle personalità, talvolta misteriose, e qualche volta distorte, di principi e principesse, imperatori e regnanti.

 

 

Paolo Licciardello